Ci sono storie dimenticate che solo l’interessamento di una persona può riportare alla luce dall’oblio del tempo; è questo il caso del racconto che mi è stato inviato dal Signor Giandomenico a ricordo dei caduti di Villa Santa Maria in provincia di Chieti.
"Era l'estate del 1941, i vagoni erano pieni di canti e di un entusiasmo ingenuo. Nessuno di quei ragazzi, affacciati ai finestrini con le divise grigioverdi ancora immacolate, poteva immaginare cosa li attendeva. Per mesi gli scarponi chiodati del CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e successivamente dell'ARMIR (Armata Italiana in Russia), marciarono attraverso distese di girasoli che sembravano non finire mai, sotto un sole che bruciava e illudeva i sensi. Ma la Russia era un gigante che dormiva, in attesa del suo alleato più terribile " Il Generale Inverno".
Qui inizia la storia di un soldato, proveniente da un paese abruzzese dove scorre il fiume Sangro... Il 22 giugno 1941, usando il nome in codice Operazione Barbarossa, la Germania nazista invase l’Unione Sovietica. Si trattava dell’operazione militare tedesca più estesa nell’ambito della seconda guerra mondiale. Di conseguenza anche l'Italia, essendo alleata della Germania, partecipò all'Operazione Barbarossa inviando truppe, il famoso CSIR (Corpo di spedizione italiano in Russia). Dal 10 luglio 1941 partirono da Roma, Cremona e Verona 216 treni diretti nelle città di Felsővisó e Borșa, allora territorio ungherese oggi Romania. Su uno di quei treni c'era un giovane soldato di 20 anni, nato a Villa Santa Maria di nome Domenico Di Cicco per tutti Mimì.
Domenico era stato inquadrato nella 52a Divisione di Fanteria "Torino". Quando il suo treno giunse nella zona di arrivo, marciò a piedi per centinaia di chilometri superando i Carpazi, combattendo aspre battaglie tra i fiumi Dnestr e Bug arrivando fino nel Donbass, presso la città di Stalino (l'attuale Donetsk), dove le Divisioni Pasubio, Celere e Torino conquistarono, insieme ai tedeschi, l'Ucraina orientale.
Tra i racconti di Mimì durante la permanenza in territorio sovietico, spiccano quelli sui turni di guardia, che erano al massimo di 15/20 minuti per evitare il congelamento. Oppure quando nella notte udiva i dialoghi e addirittura gli starnuti dei soldati russi, che si trovavano sulla sponda opposta del fiume Dnestr. Paradossalmente nei racconti del giovane soldato abruzzese viene menzionata la sofferenza di sete più che della fame. L'acqua scarseggiava e non vi era possibilità di reperirla. I ghiaccioli che per il freddo si formavano sulle facce dei soldati Italiani, erano una fonte preziosa che loro stessi succhiavano per dissetarsi.
Anche il cibo scarseggiava, le razioni quotidiane erano composte sempre da gallette e scatolame di carne o sardine. Una volta pur di uscire da questa penosa consuetudine, Mimì e i suoi commilitoni si cucinarono degli gnocchi, un ottimo pasto diremmo noi, se non fosse stato che invece delle patate usarono per impasto la vrenna (crusca). Domenico raccontava pure di un incredibile incontro con un altro di Villa Santa Maria, un certo Vincenzo Ronchi, di qualche anno più grande di lui. Vincenzo era riuscito a sapere non si sa come, dove si trovava il suo compaesano, e in piena notte lo raggiunse: con quali risultati emotivi, lo lascio immaginare a voi che in questo momento leggete queste righe.
Mimì ripeteva sempre al figlio Nicola: "Noi italiani, nonostante invasori, eravamo meglio visti e perciò giudicati migliori dalla popolazione russa rispetto ai nostri alleati. La gente locale diceva in un italiano stentato: NOI LO SAPERE BENE VOI ITALIANI AVERE PIU' CUORE NON INVECE COME I TEDESCHI". Basti pensare che una volta i soldati italiani in Russia vennero "invitati" a provare dei nuovi fucili e fin qui nulla di strano, solo che bisognava provarli su esseri umani viventi. Il rifiuto del nostro contingente fu collettivo!
Nonostante tutto Domenico si è sempre ritenuto fortunato durante la campagna in terra sovietica, poiché se fosse partito l'anno successivo con l'8a Armata forse non sarebbe più tornato, come accaduto ad altri giovani "villesi" partiti all'inizio dell'estate del 1942 tra cui ricordiamo:
- Teti Germano di anni 22 del XXX Battaglione Genio/Guastatori,
- un fratello di Armanduccio Di Stefano di nome Mario di anni 20 del 9° Reggimento Alpini,
- Tiberio Francesco detto "Ciccillo" di anni 32 del XLI Battaglione Mortai della M.V.S.N. (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale),
- Di Lullo Ferdinando di anni 21 del 9° Reggimento Alpini,
- Di Laurenzio Orlando di anni 27 della Divisione Tridentina, sezione autotrasporti
- il caporale Marchetti Giovanni di anni 26, marito di Filippa Di Lello, sorella di Nicola Di Lello detto "Masturz".
Dopo la guerra Mimì inizio a lavorare come impiegato nel negozio di calzature e pellame del padre Nicola e dello zio Luigi, fino al 1993.
Nella prima fotografia il Caporale Marchetti Giovanni, ripreso a Villa Santa Maria prima di partire per la Russia. Giovanni, nato a Villa Santa Maria (CH) il 31 agosto 1916, fu inquadrato nel 53° Reggimento Fanteria, marito di Filippa Di Lello, sorella Nicola Di Lello detto "Masturz". Il Caporale Marchetti è disperso in Russia dal 25 gennaio 1943 probabilmente durante l'offensiva dell'esercito sovietico, avvenuta tra il 12 e il 27 gennaio del 1943... "Ostrogorzk-Rossoš" questa è la denominazione della terza fase dell’offensiva invernale dell’Armata Rossa.
Sferrata nel settore dell’alto corso del Don, in pochi giorni provocò la sconfitta del contingente ungherese alleato dei tedeschi e coinvolse nella catastrofe militare anche il Corpo d'Armata Alpino italiano, ultima formazione combattente dell’8a Armata ancora efficiente dopo la disfatta del dicembre 1942 degli altri corpi d’armata schierati più a sud. Nel corso di una drammatica ritirata i superstiti del Corpo d'Armata Alpino, insieme ad altri reparti sbandati tedeschi e ungheresi, raggiunsero la salvezza dopo la disperata battaglia di Nikolajewka.
Il corpo di Giovanni non è mai tornato nella sua terra nativa. Nel cimitero di Villa Santa Maria i familiari hanno posto questa foto in divisa, l'unico ricordo che si ha di questo giovane soldato abruzzese. Sconvolta dal dolore la moglie Filippa fino alla fine dei suoi giorni ha atteso il ritorno del marito, sposato in comune un mese prima della partenza per il fronte russo.
Chiudo questa breve ma intensa storia con una frase di uno scrittore del secolo scorso: "DOVE TANTI SONO MORTI PER NIENTE" e personalmente aggiungo anche i ragazzi di Villa Santa Maria.



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