Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Lo scaglione sfila".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
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Trekking ed escursioni in Russia sui campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale
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sabato 28 febbraio 2026
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 3
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - TERZA PARTE.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Fanteria.
Oltre alle qualità di carattere morale di cui ho detto genericamente, la fanteria sovietica ha dimostrato di possedere un ottimo addestramento ed allenamento. Il giuoco della tattica minuta è preciso, Dare l'impressione di essere istintivo. La manovra non è negletta neppure nelle minori unità, addestrate a sfruttare la sorpresa, a ricercare il fianco ed il tergo del nemico, a sfruttare al massimo il terreno, il mascheramento, il fuoco: la cui disciplina è risultata ottima ed i cui effetti sono stati sinora notevoli. Caratteristica della tattica della fanteria e l'estrema mobilità: a cominciare dalla compagnia in cui le armi automatiche, effettuate le prime raffiche redditizie, cambiano immediatamente posizione per sottrarsi alla reazione avversaria, alla squadra, e nell'ambito della stessa squadra, al tiratore singolo, sino ai corpi, alle unità, che sfruttano costantemente i mezzi motorizzati per manovrare. I reparti che si trovano in organizzazioni mascherate aprono il fuoco a brevissima distanza per sfruttare al massimo gli effetti della sorpresa; in terreno libero, allorché il mascheramento lo consente, lasciano parimenti e avvicinare le formazioni avversarie per sfruttare gli effetti del fuoco scatenato a comando. La fanteria difende con accanimento i centri di resistenza, anche se questi sono stati sorpassati. Spesso crea il vuoto innanzi al fronte delle unità attaccanti. Non appena le formazioni si sono addentrate in profondità, i reparti che avevano sgombrato e si erano portati in posizioni laterali, scatenano violenti contrattacchi che hanno spesso sortito risultati concreti. è addestrata a prendere di mira di preferenza le uniformi che spiccano nella massa. Esistono gruppi di tiratori muniti di fucile a cannocchiale specialmente adibiti a questo compito. Ecco perché è indispensabile che l'ufficiale si mimetizzi il più possibile colla truppa. La fanteria sovietica si giova largamente delle imboscate e dei trucchi più svariati: occorre diffidare dalle bandiere bianche che quasi sempre nascondono un tranello; dei finti morti che risuscitano per aprire il fuoco alle spalle; essere cauti nell’attraversare terreni boscosi apparentemente sgombri. Si è dato il caso di battaglioni avanzati in boschi in cui non v’era traccia di nemico, presi alle spalle dal fuoco di interi reparti scesi silenziosamente dai loro nascondigli tra le fronde o fatti segno a fuoco nutrito di squadre di tiratori scelti appostati sugli alberi con armi automatiche. Frequente altresì lo sfruttamento di uniformi tolte ai prigionieri od a feriti per compiere colpi di mano od assolvere compiti informativi. I collegamenti con l’artiglieria, assicurati da filo e da mezzi radio, si sono dimostrati sinora buoni: di guisa che armonico è risultato l’impiego delle due armi essenzialmente nel campo ristretto dei minori reparti. Abbondante l’artiglieria di accompagnamento, sfruttata largamente anche alle più brevi distanze. Efficacissimo contro il materiale romeno il tiro anticarro. Nessuna economia di munizioni, sia delle armi portatili sia di quelle pesanti. Sono state impiegate largamente cartucce deformabili ed esplosive. Esistono altresì cartucce cariche di solo esplosivo che - a quanto affermano i prigionieri - dovrebbero essere impiegate per dilaniare la ferita nel preciso momento in cui la baionetta è entrata in giuoco. Ottimi l’equipaggiamento e l’armamento. Larga dotazione di armi automatiche, di fucili muniti di cannocchiale, di armi a tiro curvo, bombe a mano.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Fanteria.
Oltre alle qualità di carattere morale di cui ho detto genericamente, la fanteria sovietica ha dimostrato di possedere un ottimo addestramento ed allenamento. Il giuoco della tattica minuta è preciso, Dare l'impressione di essere istintivo. La manovra non è negletta neppure nelle minori unità, addestrate a sfruttare la sorpresa, a ricercare il fianco ed il tergo del nemico, a sfruttare al massimo il terreno, il mascheramento, il fuoco: la cui disciplina è risultata ottima ed i cui effetti sono stati sinora notevoli. Caratteristica della tattica della fanteria e l'estrema mobilità: a cominciare dalla compagnia in cui le armi automatiche, effettuate le prime raffiche redditizie, cambiano immediatamente posizione per sottrarsi alla reazione avversaria, alla squadra, e nell'ambito della stessa squadra, al tiratore singolo, sino ai corpi, alle unità, che sfruttano costantemente i mezzi motorizzati per manovrare. I reparti che si trovano in organizzazioni mascherate aprono il fuoco a brevissima distanza per sfruttare al massimo gli effetti della sorpresa; in terreno libero, allorché il mascheramento lo consente, lasciano parimenti e avvicinare le formazioni avversarie per sfruttare gli effetti del fuoco scatenato a comando. La fanteria difende con accanimento i centri di resistenza, anche se questi sono stati sorpassati. Spesso crea il vuoto innanzi al fronte delle unità attaccanti. Non appena le formazioni si sono addentrate in profondità, i reparti che avevano sgombrato e si erano portati in posizioni laterali, scatenano violenti contrattacchi che hanno spesso sortito risultati concreti. è addestrata a prendere di mira di preferenza le uniformi che spiccano nella massa. Esistono gruppi di tiratori muniti di fucile a cannocchiale specialmente adibiti a questo compito. Ecco perché è indispensabile che l'ufficiale si mimetizzi il più possibile colla truppa. La fanteria sovietica si giova largamente delle imboscate e dei trucchi più svariati: occorre diffidare dalle bandiere bianche che quasi sempre nascondono un tranello; dei finti morti che risuscitano per aprire il fuoco alle spalle; essere cauti nell’attraversare terreni boscosi apparentemente sgombri. Si è dato il caso di battaglioni avanzati in boschi in cui non v’era traccia di nemico, presi alle spalle dal fuoco di interi reparti scesi silenziosamente dai loro nascondigli tra le fronde o fatti segno a fuoco nutrito di squadre di tiratori scelti appostati sugli alberi con armi automatiche. Frequente altresì lo sfruttamento di uniformi tolte ai prigionieri od a feriti per compiere colpi di mano od assolvere compiti informativi. I collegamenti con l’artiglieria, assicurati da filo e da mezzi radio, si sono dimostrati sinora buoni: di guisa che armonico è risultato l’impiego delle due armi essenzialmente nel campo ristretto dei minori reparti. Abbondante l’artiglieria di accompagnamento, sfruttata largamente anche alle più brevi distanze. Efficacissimo contro il materiale romeno il tiro anticarro. Nessuna economia di munizioni, sia delle armi portatili sia di quelle pesanti. Sono state impiegate largamente cartucce deformabili ed esplosive. Esistono altresì cartucce cariche di solo esplosivo che - a quanto affermano i prigionieri - dovrebbero essere impiegate per dilaniare la ferita nel preciso momento in cui la baionetta è entrata in giuoco. Ottimi l’equipaggiamento e l’armamento. Larga dotazione di armi automatiche, di fucili muniti di cannocchiale, di armi a tiro curvo, bombe a mano.
venerdì 27 febbraio 2026
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 2
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - SECONDA PARTE.
COMANDI.
Per quanto l'inatteso inizio delle ostilità abbia completamente sorpreso il comando sovietico - (Chisinau, Cernauti, Kiew, Nikolajew ed Odessa completamente illuminate durante la prima notte di guerra stanno a dimostrarlo) - non si può non riconoscere che la reazione dei vari comandi sia stata pronta ed efficace. Gli attacchi delle truppe tedesco-romene hanno incontrato, là dove era stato deciso di abbandonare il territorio, seri ostacoli all'avanzata nell'azione abile, elastica, mobilissima ed ostinata delle retroguardie prevalentemente motorizzate e corazzate operanti in ritirata a colpi di sonda sul fronte i più frequentemente sui fianchi. Resistenza accanitissima laddove non si doveva cedere di un passo: nel ristretto campo tattico contrattacchi ripetuti, efficaci, provenienti da direzioni diverse spesso impreviste, condotti con perizia ed ardimento. Nel quadro più ampio di gruppi di grandi unità azioni di masse motorizzate armonicamente operanti nel tempo e nello spazio e nelle direzioni più opportune redditizie. Nella prima fase della battaglia che va dal 22 Giugno al 15 Luglio il comando sovietico è riuscito a sgombrare ordinatamente la Bucovina e la Bessarabia settentrionale, subendo poche perdite ed infliggendole all'attaccante. Scarsissimo il numero dei prigionieri - (dal quale si debbono naturalmente escludere i bessarabiani levati in massa dai sovietici ed anelanti quindi a congiungersi con la patria). Praticamente nullo il bottino di guerra. Nella seconda fase della grande battaglia iniziata all'alba del 16 luglio è tuttora in pieno seppur contrastato sviluppo, (chi ha portato allo sfondamento della linea Stalin fra Moghilew e Jampol ed alla riconquista di tutta la Bessarabia), il comando sovietico ha operato con metodo, energia e soprattutto con calma: alla resistenza sul Dniester al contrattacchi reiterati per contenere e ridurre le teste di ponte, hanno fatto seguito i contrattacchi sui fianchi delle colonne ormai in piena azione verso il Bug, malgrado la minaccia sempre più vicina delle armate 17ª e Iª corazzata tedesche puntanti a sud-est. Abilissima è stata la manovra in ritirata chi ha consentito alle unità sovietiche nella battaglia in corso di sfuggire ad accerchiamenti che sembravano inevitabili. Il comando ed i comandi di unità hanno quindi su questo fronte e sino ad oggi funzionato e funzionato bene. Egregiamente quelli dei corpi dei minori reparti. La recente apparizione dei commissari politici, la cui autorità pare vada assumendo proporzioni sempre maggiori - superiori certamente a quelli del passato -, ed il cui numero pare vada aumentando, è tornata però fortunatamente a costituire un elemento di disgregazione che distrugge praticamente l'unità di comando, poiché sminuisce il senso della responsabilità - suddividendola e facendola soprattutto temere -, che crea un'atmosfera di sospetti e di odii, un pesante ingombro di sovrastrutture e di interferenze esiziali all'azione dei capi. Il servizio informazioni, malgrado le non lievi difficoltà, ha funzionato relativamente bene. Il Quartier Generale, malgrado i suoi molteplici spostamenti, è sempre stato oggetto di bombardamenti; i più importanti contrattacchi sono stati sferrati contro le unità rumene che, per essere di mobilitazione, hanno una minor coesione delle altre. I trasporti, malgrado le pessime condizioni delle strade, peggiorate dal persistere delle piogge e dalla solerte azione degli Stukas, hanno assolto bene il loro compito, sia nella prima fase della guerra in cui l'esodo delle truppe e del materiale dalla Bucovina e dalla Bessarabia si è effettuato ordinatamente e totalitariamente; sia nella seconda, caratterizzata dalla mobilità delle masse operanti in azioni controffensive ed in ritirata.
COMANDI.
Per quanto l'inatteso inizio delle ostilità abbia completamente sorpreso il comando sovietico - (Chisinau, Cernauti, Kiew, Nikolajew ed Odessa completamente illuminate durante la prima notte di guerra stanno a dimostrarlo) - non si può non riconoscere che la reazione dei vari comandi sia stata pronta ed efficace. Gli attacchi delle truppe tedesco-romene hanno incontrato, là dove era stato deciso di abbandonare il territorio, seri ostacoli all'avanzata nell'azione abile, elastica, mobilissima ed ostinata delle retroguardie prevalentemente motorizzate e corazzate operanti in ritirata a colpi di sonda sul fronte i più frequentemente sui fianchi. Resistenza accanitissima laddove non si doveva cedere di un passo: nel ristretto campo tattico contrattacchi ripetuti, efficaci, provenienti da direzioni diverse spesso impreviste, condotti con perizia ed ardimento. Nel quadro più ampio di gruppi di grandi unità azioni di masse motorizzate armonicamente operanti nel tempo e nello spazio e nelle direzioni più opportune redditizie. Nella prima fase della battaglia che va dal 22 Giugno al 15 Luglio il comando sovietico è riuscito a sgombrare ordinatamente la Bucovina e la Bessarabia settentrionale, subendo poche perdite ed infliggendole all'attaccante. Scarsissimo il numero dei prigionieri - (dal quale si debbono naturalmente escludere i bessarabiani levati in massa dai sovietici ed anelanti quindi a congiungersi con la patria). Praticamente nullo il bottino di guerra. Nella seconda fase della grande battaglia iniziata all'alba del 16 luglio è tuttora in pieno seppur contrastato sviluppo, (chi ha portato allo sfondamento della linea Stalin fra Moghilew e Jampol ed alla riconquista di tutta la Bessarabia), il comando sovietico ha operato con metodo, energia e soprattutto con calma: alla resistenza sul Dniester al contrattacchi reiterati per contenere e ridurre le teste di ponte, hanno fatto seguito i contrattacchi sui fianchi delle colonne ormai in piena azione verso il Bug, malgrado la minaccia sempre più vicina delle armate 17ª e Iª corazzata tedesche puntanti a sud-est. Abilissima è stata la manovra in ritirata chi ha consentito alle unità sovietiche nella battaglia in corso di sfuggire ad accerchiamenti che sembravano inevitabili. Il comando ed i comandi di unità hanno quindi su questo fronte e sino ad oggi funzionato e funzionato bene. Egregiamente quelli dei corpi dei minori reparti. La recente apparizione dei commissari politici, la cui autorità pare vada assumendo proporzioni sempre maggiori - superiori certamente a quelli del passato -, ed il cui numero pare vada aumentando, è tornata però fortunatamente a costituire un elemento di disgregazione che distrugge praticamente l'unità di comando, poiché sminuisce il senso della responsabilità - suddividendola e facendola soprattutto temere -, che crea un'atmosfera di sospetti e di odii, un pesante ingombro di sovrastrutture e di interferenze esiziali all'azione dei capi. Il servizio informazioni, malgrado le non lievi difficoltà, ha funzionato relativamente bene. Il Quartier Generale, malgrado i suoi molteplici spostamenti, è sempre stato oggetto di bombardamenti; i più importanti contrattacchi sono stati sferrati contro le unità rumene che, per essere di mobilitazione, hanno una minor coesione delle altre. I trasporti, malgrado le pessime condizioni delle strade, peggiorate dal persistere delle piogge e dalla solerte azione degli Stukas, hanno assolto bene il loro compito, sia nella prima fase della guerra in cui l'esodo delle truppe e del materiale dalla Bucovina e dalla Bessarabia si è effettuato ordinatamente e totalitariamente; sia nella seconda, caratterizzata dalla mobilità delle masse operanti in azioni controffensive ed in ritirata.
giovedì 26 febbraio 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 17
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Al 50° il solito alt".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"La 31a inizia le scarpinate - Al 50° il solito alt".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 1
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - PRIMA PARTE.
PREMESSA.
Riassumo le mie personali osservazioni e quella raccolta al Quartier Generale durante questo primo mese di guerra: - premetto che si tratta di appunti frammentari; - che si riferiscono esclusivamente al fronte romeno (in corrispondenza del quale, salvo una divisione motomeccanizzata romena, hanno operato solamente unità di fanteria, da montagna e di cavalleria); - che concernono essenzialmente il ristretto campo tattico; - che non rappresentano che la affrettata e disorganica raccolta quelle notizie che possono riuscire di qualche utilità al nostro Corpo di spedizione.
MORALE DELLE TRUPPE E DEI QUADRI.
Per quanto concerne disciplina, mordente, coesione, cioè a dire morale, non v’è dubbio che il comportamento delle truppe e dei quadri sovietici abbia costituito una sorpresa per colore che, ingannati da una propaganda che non sta a me di giudicare, oltre a giurare che il regime sovietico sarebbe crollato al primo rovescio, erano persuasi dell'incapacità delle truppe e degli ufficiali dell'armata rossa. Mi riferisco a quanto scrissi a Mosca nel 1939 in una monografia avente per titolo “Alla ribalta: il colosso dalla testa d'argilla”. Della gioventù sovietica - e l'U.R.S.S. può armare oltre a una decina di milioni di uomini - quella che Stalin ha buttato in prima schiera, in questa gigantesca battaglia, rappresenta il fiore e per prestanza e perfida altezza. E la gioventù sovietica che da 20 anni assorbe il verbo comunista attraverso una martellante intelligentissima propaganda, perché non conosce quanto accade oltre i confini dell'U.R.S.S. e non può quindi trovare termini di paragone all'infuori del proprio passato in cui le condizioni di vita materiale ed essenzialmente morali della massa operaia e contadina erano inferiori a quelle create dal regime staliniano, è per Stalin. Distrutti gli altari, alle vecchie icone la gioventù ha sostituito l’effige del dittatore, alle vecchie liturgie il credo comunista. In nome del quale oggi si batte e muore. Per questo ideale muore e per la patria: che Stalin, comprendendo quanto potessero riuscire astrusi per la gran massa i nuovi dogmi, da qualche anno a questi ha affiancato direi quasi fuso l'ideale della patria, i cui confini e la cui stessa concezione erano stati idealmente aboliti dalla terza internazionale. La truppa si è dunque battuta e si batte ancora in terra ed in cielo onorevolmente. Centri di resistenza soverchiati oltrepassati continuano a lottare sino all'ultimo uomo, sino all'ultima cartuccia: con fanatismo. Frequenti i suicidi per sottrarsi alla prigionia. Si sono verificati - a quanto si assicura - di casematte nelle quali i difensori sono stati rinchiusi dall'esterno, di opere nelle quali i commissari politici che imponevano la lotta sino alla morte sono stati fucilati. Non contesto la veridicità di questa affermazione. Sarebbe comunque imprudente a mio subordinato parere trarre troppo facili illazioni da questi episodi sporadici. Sta di fatto che ha tutto oggi sul fronte rumeno si sono arresi solo quei reparti - reparti non unità - cui la rapida cronometrica manovra tedesca non aveva lasciata altra via di scampo. Malgrado la schiacciante superiorità della caccia tedesca, che unitamente alla D.C.A. abbatte sistematicamente la metà od i ¾ delle formazioni attaccanti, gli aviatori sovietici continuano a buttarsi allo sbaraglio in condizioni tali in cui le possibilità di poter far ritorno sono praticamente inesistenti.
PREMESSA.
Riassumo le mie personali osservazioni e quella raccolta al Quartier Generale durante questo primo mese di guerra: - premetto che si tratta di appunti frammentari; - che si riferiscono esclusivamente al fronte romeno (in corrispondenza del quale, salvo una divisione motomeccanizzata romena, hanno operato solamente unità di fanteria, da montagna e di cavalleria); - che concernono essenzialmente il ristretto campo tattico; - che non rappresentano che la affrettata e disorganica raccolta quelle notizie che possono riuscire di qualche utilità al nostro Corpo di spedizione.
MORALE DELLE TRUPPE E DEI QUADRI.
Per quanto concerne disciplina, mordente, coesione, cioè a dire morale, non v’è dubbio che il comportamento delle truppe e dei quadri sovietici abbia costituito una sorpresa per colore che, ingannati da una propaganda che non sta a me di giudicare, oltre a giurare che il regime sovietico sarebbe crollato al primo rovescio, erano persuasi dell'incapacità delle truppe e degli ufficiali dell'armata rossa. Mi riferisco a quanto scrissi a Mosca nel 1939 in una monografia avente per titolo “Alla ribalta: il colosso dalla testa d'argilla”. Della gioventù sovietica - e l'U.R.S.S. può armare oltre a una decina di milioni di uomini - quella che Stalin ha buttato in prima schiera, in questa gigantesca battaglia, rappresenta il fiore e per prestanza e perfida altezza. E la gioventù sovietica che da 20 anni assorbe il verbo comunista attraverso una martellante intelligentissima propaganda, perché non conosce quanto accade oltre i confini dell'U.R.S.S. e non può quindi trovare termini di paragone all'infuori del proprio passato in cui le condizioni di vita materiale ed essenzialmente morali della massa operaia e contadina erano inferiori a quelle create dal regime staliniano, è per Stalin. Distrutti gli altari, alle vecchie icone la gioventù ha sostituito l’effige del dittatore, alle vecchie liturgie il credo comunista. In nome del quale oggi si batte e muore. Per questo ideale muore e per la patria: che Stalin, comprendendo quanto potessero riuscire astrusi per la gran massa i nuovi dogmi, da qualche anno a questi ha affiancato direi quasi fuso l'ideale della patria, i cui confini e la cui stessa concezione erano stati idealmente aboliti dalla terza internazionale. La truppa si è dunque battuta e si batte ancora in terra ed in cielo onorevolmente. Centri di resistenza soverchiati oltrepassati continuano a lottare sino all'ultimo uomo, sino all'ultima cartuccia: con fanatismo. Frequenti i suicidi per sottrarsi alla prigionia. Si sono verificati - a quanto si assicura - di casematte nelle quali i difensori sono stati rinchiusi dall'esterno, di opere nelle quali i commissari politici che imponevano la lotta sino alla morte sono stati fucilati. Non contesto la veridicità di questa affermazione. Sarebbe comunque imprudente a mio subordinato parere trarre troppo facili illazioni da questi episodi sporadici. Sta di fatto che ha tutto oggi sul fronte rumeno si sono arresi solo quei reparti - reparti non unità - cui la rapida cronometrica manovra tedesca non aveva lasciata altra via di scampo. Malgrado la schiacciante superiorità della caccia tedesca, che unitamente alla D.C.A. abbatte sistematicamente la metà od i ¾ delle formazioni attaccanti, gli aviatori sovietici continuano a buttarsi allo sbaraglio in condizioni tali in cui le possibilità di poter far ritorno sono praticamente inesistenti.
sabato 21 febbraio 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 16
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"Vagoni italiani distrutti dall'opera dei partigiani".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"Vagoni italiani distrutti dall'opera dei partigiani".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
venerdì 20 febbraio 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 15
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"Vagoni italiani distrutti dall'opera dei partigiani".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"Vagoni italiani distrutti dall'opera dei partigiani".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
mercoledì 18 febbraio 2026
Il museo degli Alpini di Darfo Boario Terme 4
Una visita al MALP - Museo degli Alpini di Darfo Boario Terme, via Fucine, 60.
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
La sezione dedicata alla Seconda Guerra Mondiale
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
La sezione dedicata alla Seconda Guerra Mondiale
martedì 17 febbraio 2026
Il museo degli Alpini di Darfo Boario Terme 3
Una visita al MALP - Museo degli Alpini di Darfo Boario Terme, via Fucine, 60.
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
La sezione dedicata alla Grande Guerra.
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
La sezione dedicata alla Grande Guerra.
lunedì 16 febbraio 2026
Il museo degli Alpini di Darfo Boario Terme 2
Una visita al MALP - Museo degli Alpini di Darfo Boario Terme, via Fucine, 60.
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
Scatti di vita "alpina".
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
Scatti di vita "alpina".
domenica 15 febbraio 2026
Il museo degli Alpini di Darfo Boario Terme 1
Una visita al MALP - Museo degli Alpini di Darfo Boario Terme, via Fucine, 60.
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
Immagini dedicate alla storia del Corpo degli Alpini dalle origini ai giorni nostri.
Il MALP è un luogo di memoria dedicato alla storia delle Truppe Alpine, con un percorso che attraversa documenti, fotografie, testimonianze e oggetti provenienti dalla Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione raccoglie materiali originali, donazioni e opere artistiche ispirate ai valori alpini, offrendo un racconto intenso e umano delle vicende dei soldati e delle loro famiglie.
Durante la mia visita ho potuto immergermi in un ambiente curato e ricco di dettagli, dove ogni reperto contribuisce a ricostruire storie personali e collettive. L’atmosfera raccolta del museo invita alla riflessione e permette di apprezzare il forte legame tra la comunità e la tradizione alpina. Un’esperienza breve ma significativa, che lascia un senso di rispetto e gratitudine verso chi ha vissuto quegli eventi.
Immagini dedicate alla storia del Corpo degli Alpini dalle origini ai giorni nostri.
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