giovedì 5 febbraio 2026

Convegno a Niardo (BS) 2026

Prossimo appuntamento del 2026 a Niardo (BS) Sabato 7 febbraio alle ore 20.30 presso l'Aula Magna delle Scuole Medie, Piazza Donatori di Sangue. Convengo "Nikolajewka, la ritirata di Russia". Vi aspetto!

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Convegno Concorezzo 2026 - Immagini

Oggi a Concorezzo (MB) presso la Scuola secondaria di primo grado "Leonardo Da Vinci" per incontrare ben sei classi di terza media e per raccontare la storia dei nostri soldati nella Campagna di Russia e di chi li ha aspettati a casa per anni.











lunedì 2 febbraio 2026

Convegno a Concorezzo (MB) 2026

Giovedì 5 febbraio 2026 dalle ore 8.00 alle ore 13.45 sarò, con gli amici del viaggio invernale del 2018, a Concorezzo (MB) presso la Scuola secondaria di primo grado "Leonardo Da Vinci" per incontrare ben sei classi di terza media.

Tre incontri consecutivi ed ogni incontro con due classi per raccontare il nostro viaggio e la storia dei nostri soldati nella Campagna di Russia, e soprattutto per provare a sensibilizzare questi ragazzi ad una vicenda così drammatica che non può e non deve essere dimenticata.

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sabato 31 gennaio 2026

La prigionia

E chi non si è salvato dalla sacca passando per Nikolajewka?

La prigionia... "A Krinovaja ci dovevamo stare tre o quattro giorni al massimo e invece ce ne rimanemmo sedici, dalla metà di febbraio sino ai primi di marzo. Fu il periodo più orrendo della prigionia - l’incuranza e la crudeltà erano spinte all’inverosimile - l’inferno dei vivi. Ci entrammo in trentamila, compresi prigionieri di altre nazionalità, già lì da una quindicina di giorni circa, ne uscimmo in tremila, ventisettemila se ne andarono in poco più di un mese. I più morirono di fame, di dissenteria, di tifo esantematico; molti furono divorati ancora caldi dai compagni, di qualcuno si affrettò la fine perché morisse prima e servisse da pasto agli altri.

La cosa prese piede; aspettavano solo che uno morisse, lo guatavano per ore e ore, talvolta non attendevano neanche l’ultimo respiro. Dove avessero trovato i coltelli non so, probabilmente usavano qualcosa di rudimentale e cercavano gli organi interni, cervello, fegato, polmoni, perché intorno alle ossa non c’era più carne. Le teste venivano aperte, i costati divelti, un fuocherello, alcuni sorvegliavano che non venisse nessuno, e la cosa era fatta. Non ci curavano neppure di ricomporre i cadaveri, io stesso vidi slitte cariche di corpi nudi mutilati.

I nostri pensieri non erano più di questo mondo. Talvolta ci sembrava di possedere alcune facoltà, ricordare, ragionare, formulare dei concetti ma erano momenti rarissimi. In noi la vita spirituale era morta, rimaneva quella vegetativa, anche essa un lucignolo agli ultimi guizzi. […] Gli occhi avevano tutti il medesimo colore, un colore lattiginoso e freddo, i volti portavano impressi i segni di un tormento inconfondibile, chi camminava era come se brancolasse in una cecità da sepolcro. […] Le ore passavano eguali, neppure il cannibalismo, i caduti nel pozzo, il fetore della dissenteria o della cancrena ci scuotevano più: guardarci l’uno l’altro spiando un lampo di vita per trarne coraggio, rimanere muti, dormire, svegliarsi, rimettersi coricati, ecco quello che facevamo".

da "Morire giorno per giorno. Gli italiani nei campi di prigionia dell’URSS" di Gabriele Gherardini.

La fotografia è stata scattata dal sottoscritto durante il viaggio del 2016 al lager di Tambov.

venerdì 30 gennaio 2026

Gli ultimi reduci

Omaggio agli ultimi reduci della Campagna di Russia.

Grazie alla gentile concessione del Signor Alessandro Vanni Ing, riporto l'elenco completo (forse) degli ultimi reduci viventi della Campagna di Russia.

Giuseppe Bassi di Padova, artigliere, classe 1919, nella prima immagine.
Carlo Pestarino di Genova, alpino, classe 1919 , nella seconda immagine.
Erasmo Toni di Modena, alpino, classe 1922, nella terza immagine.
Secondo Tamiozzo di Vicenza, alpino, classe 1921, nella quarta immagine.
Vando Corradini di Como, alpino, classe 1921, nella quinta immagine.
Corrado Cordignoni di Perugia, telegrafista, classe 1921.
Sebastiano Barbagiovanni di Catania, fante, classe 1922.

E anche se passato il 26 gennaio si spengono i riflettori su di loro e sulla loro storia, noi continuiamo a raccontarli, a parlarne, a ricordarli per 365 giorni all'anno.

E li onoriamo sempre e comunque, anche se qualcuno li definisce invasori e quindi meritevoli della fine che hanno fatto. Anche se qualcuno non capisce che all'epoca, soprattutto in quell'epoca, la quasi totalità di quei ragazzi era cresciuta in un periodo storico nel quale rifiutarsi di servire la Patria, non veniva minimamente preso in considerazione. Pertanto sempre ONORE a loro!

ATTENZIONE: l'elenco è provvisorio e se qualcuno può aiutare nel completarlo, io e il Signor Alessandro Vanni Ing ringraziamo.









Immagini del ripiegamento alpino 30.01.1943

Il ripiegamento del Corpo d'Armata Alpino nelle fotografie (famose e conosciute), donatemi dalla signora Camilla Pellegrini in ricordo del suo papà Gianfranco, artigliere alpino e reduce di Russia.

"Fuori dalla sacca, 30 gennaio 1943".



giovedì 29 gennaio 2026

Convegno a Cevo (BS) 2026

Prossimo appuntamento del 2026 a Cevo (BS) Sabato 31 gennaio alle ore 20.30 presso la Sala Consiliare del Comune, Via Roma 22. Convengo "La Campagna di Russia, ieri e oggi. Storia e testimonianze di un sofferto sacrificio a 83 anni dalla tragica conclusione". Vi aspetto!

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Le marce del davai

E chi non si è salvato dalla sacca passando per Nikolajewka?

Le marce dei davai... "Stiamo percorrendo la stessa via del ripiegamento, in senso inverso, cosparsa di cadaveri di almeno dieci giorni. Nessuno li raccoglie, nessuno li rimuove; è strano come il freddo li conservi! Sono tutti mezzi nudi, hanno il colore gialliccio della cera vergine, gli occhi sono sbarrati, le mascelle divaricate, molti spingono in alto un braccio che il gelo ha reso di pietra. Sono i morti di ieri, quelli della ritirata…

Poi comincia la marcia, si va lenti, senza mai sostare, non si sente niente, si è pezzi di marmo, si capisce soltanto che è necessari non fermarsi, non portarsi fuori della fila, non sedersi; si stringono i denti, ci si domanda perché, ubriacati dallo sforzo, sordidi, miserabili, spaventosi.

Neve non se ne mangia più, c’è una dissenteria da cavalli e chi ha da liberarsi lo fa mentre cammina, incrostandosi in un putridume viscido che il gelo indurisce e cementa.

Ogni giorno così, non c’è mai mutamento, morti su morti, un altro cordone oltre il Don. Morti sempre! Nessuno saprà mai chi sono, neanche noi lo sappiamo; li vediamo cadere, sentiamo i colpi, ma ci manca la forza di fermarci a riconoscerli, a meno che non vogliamo morire subito come loro. Sono i morti ignoti, di cui non esisterà mai un elenco, una certezza: sono quelli che non torneranno più, che pochi hanno visto cadere e forse non lo ricordano neppure".

da "Morire giorno per giorno. Gli italiani nei campi di prigionia dell’URSS" di Gabriele Gherardini.

mercoledì 28 gennaio 2026

Immagini del ripiegamento alpino 28.01.1943

Il ripiegamento del Corpo d'Armata Alpino nelle fotografie (famose e conosciute), donatemi dalla signora Camilla Pellegrini in ricordo del suo papà Gianfranco, artigliere alpino e reduce di Russia.

"Fuori dalla sacca, 28 gennaio 1943".

martedì 27 gennaio 2026

Immagini del ripiegamento alpino 27.01.1943

Il ripiegamento del Corpo d'Armata Alpino nelle fotografie (famose e conosciute), donatemi dalla signora Camilla Pellegrini in ricordo del suo papà Gianfranco, artigliere alpino e reduce di Russia.

"Fuori dalla sacca, 27 gennaio 1943".