lunedì 16 marzo 2026

Raimondo Colantonio, un talento unico

Ho conosciuto Raimondo Colantonio l’anno scorso, prima in occasione di una sua mostra e poi durante una delle mie serate, dove era presente tra il pubblico. Fin da subito mi aveva colpito la sua sensibilità profonda, quel modo intenso e rispettoso con cui parlava della Campagna di Russia, capace di far emergere emozioni autentiche. Nei suoi occhi avevo riconosciuto immediatamente le stesse vibrazioni interiori che da anni porto con me.

Qualche settimana fa ci siamo rivisti a Lonate Ceppino, durante un mio convegno in cui Raimondo esponeva le sue opere. Ritrovarlo in quel contesto, circondato dai suoi lavori, ha confermato ciò che avevo intuito al nostro primo incontro: la sua non è solo abilità artistica, ma una forma rara di empatia storica, un sentire profondo che trasforma la memoria in immagini vive e rispettose.

Mi sono ripromesso allora, e lo ribadisco oggi, di parlare di lui e del valore delle sue creazioni. Raimondo possiede un talento unico: mette la sua sensibilità al servizio della memoria dei “nostri”, di coloro che vissero la Campagna di Russia, restituendo dignità, voce e presenza a una storia che merita di essere ricordata con delicatezza e verità.

Raimondo vende le sue opere e può essere contattato al numero 334.5051669.

































sabato 14 marzo 2026

Manifestazione a Sala Baganza (PR)

Segnalo questa bella iniziativa (alla quale parteciperò), seppur non è inerente alla Campagna di Russia: per l'84° anniversario dell'affondamento della Nave Galilea, si terrà a Sala Baganza in provincia di Parma, i giorni sabato 21 e domenica 22 marzo 2026, una cerimonia solenne in ricordo dei caduti.

LA STORIA DEL GALILEA.

La Galilea era un piroscafo italiano impiegato durante la Seconda guerra mondiale per il trasporto di truppe. Il 28 marzo 1942 lasciò Patrasso, in Grecia, diretta a Bari come parte di un convoglio navale. A bordo vi erano soprattutto alpini del Battaglione Gemona, appartenenti alla Divisione Julia, insieme a personale sanitario, marinai e altri militari. Molti di loro rientravano in Italia dopo mesi di combattimenti sul fronte greco-albanese. La protezione del convoglio era debole e, nelle ore successive alla partenza, la Galilea venne individuata da un sottomarino britannico, che la colpì con un siluro nelle acque vicino all’isola di Leucade. L’esplosione fu devastante e la nave iniziò a imbarcare acqua rapidamente. Nonostante i tentativi di salvataggio, il piroscafo si capovolse e affondò nella notte, lasciando centinaia di uomini in mare.

L’evacuazione fu caotica: scarse scialuppe, mare freddo, buio totale. Molti alpini, che non avevano mai visto il mare prima di quell’imbarco, non sapevano nuotare. Le operazioni di soccorso arrivarono tardi e non riuscirono a evitare un bilancio drammatico.

Le fonti storiche concordano su un numero di caduti estremamente elevato: circa 1.075 morti secondo una ricostruzione giornalistica dettagliata. I superstiti furono circa 280.

Si tratta di una delle più gravi tragedie navali italiane della guerra, rimasta a lungo poco conosciuta nonostante l’enorme impatto sulle comunità alpine del Nord Italia.

lunedì 9 marzo 2026

Le fotografie di Carlo Mezzena, 22

Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.

"La 31a inizia le scarpinate - Strano il basto è ancora completo".

Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.

domenica 8 marzo 2026

Le fotografie di Carlo Mezzena, 21

Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.

"La 31a inizia le scarpinate - Il solito alt, il solito panorama".

Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.

sabato 7 marzo 2026

Le fotografie di Carlo Mezzena, 20

Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.

"La 31a inizia le scarpinate - Le salmerie chiudono la colonna".

Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.

Le fotografie di Carlo Mezzena, 19

Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.

"La 31a inizia le scarpinate - Passa la prima sezione".

Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.

venerdì 6 marzo 2026

Libri: "UN ALTRO PASSO NELLA NEVE"

Questa volta recensirò un libro davvero molto interessante che ritengo tale in quanto può essere un utile strumento per avvicinare i più giovani alla Campagna di Russia.

Titolo: "Un altro passo nella neve"
Autore: Manuele Giuliano
Editore: Ingenioso Hidalgo
224 pagine
385 paragrafi
Prezzo: 15 euro
Formato: 15*21 cm

Il libro è acquistabile al seguente link: https://www.ingeniosohidalgo.com/prodotto/un-altro-passo-nella-neve/.

PREFAZIONE.

Un caloroso benvenuto. In questo libro-gioco storico vestirai i panni di Umberto Costanzi, un ragazzo di ventuno anni chiamato a combattere in Russia come Alpino nella quarta divisione Cuneense.

Nel gelido inverno russo tra il 1942 e il 1943, con temperature che sfiorarono i quaranta gradi sottozero, migliaia di Alpini rimasero circondati dall'Armata Rossa. Affrontarono marce estenuanti, fame, freddo e battaglie sanguinose per sfuggire a un massacro, lasciando nelle steppe un sacrificio umano immenso.

Stai per affrontare uno dei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale per l’Italia, e lo vivrai in prima persona.

Quello che stringi tra le mani, infatti, è un libro-gioco. Il testo non segue la normale lettura pagina per pagina, ma è diviso in paragrafi: al termine di ogni paragrafo avrai la possibilità di scegliere come proseguire con la storia, saltando da un paragrafo all’altro secondo le opzioni che ti verranno indicate.

Prima di cominciare, leggi il Regolamento qui di seguito, ti spiegherà come tenere traccia del tuo avanzamento nella storia. Quando vuoi partire, vai al paragrafo 1.

Buona lettura, e buon gioco.

DESCRIZIONE.

Gennaio 1943. Il fronte russo è un inferno bianco dove la sopravvivenza si misura in gradi sottozero.

Nel gelo della steppa, migliaia di Alpini combattono una battaglia disperata contro il freddo, la fame e l’inarrestabile avanzata dell’Armata Rossa. Tra loro ci sei tu, Umberto Costanzi, un giovane mulattiere della quarta divisione Cuneense, chiamato a resistere in un luogo che non ti appartiene, troppo lontano da casa.

In questo libro-game storico ogni bivio ti metterà di fronte a scelte che plasmeranno il tuo destino e quello dei tuoi compagni. Affronterai uno dei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale per l’Italia, e lo vivrai in prima persona.

Accetta la sfida e prova a sopravvivere in un inverno che è stato più freddo e terribile di molti altri.

Un altro passo… un altro ancora, nella neve.

Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 9

DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - NONA E ULTIMA PARTE.

CONCLUSIONE.
(Se mai conclusioni si possono trarre allorché una battaglia - la più gigantesca che la storia ricordi - è ancora in pieno sviluppo). I punti fermi essenziali assodati in questo primo mese di campagna sul fronte romeno (ripeto: esclusivamente sul fronte romeno) sono i seguenti: - l’azione del comando sovietico e dei comandi di grandi unità è stata più agile e razionale di quanto non si prevedesse; - i comandanti dei minori reparti hanno dimostrato di possedere ottima preparazione tattica e ascendete sui loro dipendenti; - l’esperienza fatta in Finlandia è stata sfruttata largamente ed intelligentemente; - il comportamento dei quadri e della truppa è stato sino ad oggi buono malgrado la serie continua delle battaglie perdute. (Altri eserciti di ben più larga fama hanno capitolato in più breve tempo e dopo lotte assai meno cruente). Ciò non esclude che, continuando con lo stesso ritmo i colpi di maglio delle armate tedesche - ai quali quanto prima si uniranno quelli inferti dal nostro magnifico Corpo di spedizione in Russia - un collasso possa verificarsi. Sull’imminenza di questo collasso tuttavia i due anni passati a Mosca mi inducono ad essere alquanto scettico; - l’impiego della motorizzazione, fatto su vastissima scala, è stato razionale: ha consentito rapide manovre di masse e ripiegamenti effettuati spesso in condizioni particolarmente difficili; - se l’aviazione e l’artiglieria - esclusa quella contraerea - sono state impiegate in modo irrazionale, la fanteria e le unità corazzate hanno saputo, nelle situazioni più disperate, manovrare razionalmente. L’esercito sovietico quindi si batte e sa battersi, la gioventù di Stalin sa morire. Alla vigilia dell’entrata in azione delle nostra truppe, che affiancate ancora una volta a quelle tedesche, lottando eroicamente per un ideale di giustizia, sapranno vincere anche questa aspra e gigantesca battaglia, si riaffaccia alla mia mente una domanda che più di una volta ufficiali romeni - (che certo meglio di me sanno quante vite già abbia loro costato questa campagna) - dopo aver scorso le vistose intestazioni di alcuni giornali, mi hanno rivolta: “Ma perché si continua a dipingere l’esercito sovietico come una armata di inetti, incapace di battersi, anelante solo alla fuga, alla controrivoluzione, allorché qui per avanzare si lotta, per vincere si muore?”.

Quartier Generale, 22 luglio 1941.

Il Regio Addetto Militare Colonnello Corrado Valfré di Bonzo

giovedì 5 marzo 2026

Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 8

DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - OTTAVA PARTE.

AVIAZIONE.
c) Caccia e Assalto.
La caccia sovietica è (e meglio forse sarebbe ormai dire era) molto vigile, date le rapide e sempre tempestive segnalazioni dei posti ascolto. Usa di preferenza formazioni di 3 - 5 aeroplani che attaccano di sorpresa gli apparecchi isolati o le formazioni nemiche che, in seguito al tiro della difesa, hanno perso la loro compattezza. Non attacca mai le formazioni da bombardamento o da ricognizione allorché queste sono scortate. (Il miglior metodo per sfuggire alla caccia è quindi quello di procedere sempre scortati e di mantenere soprattutto la compattezza della formazione). Attacca di preferenza alle spalle o da sotto in su, aprendo il fuoco alle medie ed alle piccole distanze. Gli attacchi sono in genere singoli: eccezionalmente l’azione di più caccia persegue cioè lo stesso obiettivo. Fallito l’attacco del primo, entra immediatamente in campo il secondo e quindi il terzo. Mentre l’azione del primo apparecchio è in atto, gli altri della stessa o di altre formazioni fanno intanto la ronda attorno agli apparecchi attaccati, per intercettare la loro fuga. Raramente - salvo in caso di assoluta necessità - a vittoria conseguita gli apparecchi rinnovano l’attacco. Il cacciatore sfugge quasi sempre al combattimento, anche se il duello è singolo. Spesso, fallito l’obiettivo, il pilota simula la fuga: per riprendere quota e ritentare l’attacco. Nei combattimenti in cui entrano in giuoco molte unità, generalmente alcuni apparecchi sovietici evoluiscono in modo da attirare l’avversario: per dar modi ai cacciatori che volano a quota superiore di agire in picchiata di sorpresa. La caccia sovietica fa largo uso di proiettili traccianti. Spesso nelle azioni di assalto i piloti hanno dato prova, più che di temerarietà, di incoscienza. Su questo fronte hanno compiuto numerose imprese votate alla sicura catastrofe scendendo isolati a meno di 50 m a mitragliare apparecchi sul campo, fanteria, postazioni di artiglieria mentre la caccia alleata già aveva iniziata la sua azione. Ma anche in questo campo tattico nel quale indiscutibilmente più attiva è apparsa l’aviazione sovietica, mai azioni razionali, ondate successive, ma azioni sporadiche: spesso eroiche, ma quasi sempre vane. I disastrosi effetti dell’azione audace, precisa e martellante degli Stukas e della D.C.A. si fanno di giorno in giorno più palesi. Il potenziale dell’aeronautica sovietica, in tutte le sue specialità, diminuisce con progressione geometrica. In questi giorni ad esempio, in cui è ancora in atto la crisi del passaggio del Dniester ed in cui conseguentemente sull’una e sull’altra sponda si addensano lunghe colonne, l’azione aerea sovietica è stata praticamente nulla. E la caccia si va facendo sempre meno attiva. L’impiego dei paracadutisti - lo sport nazionale sovietico - ha costituito una sorpresa negativa. Malgrado i luminosi esempi di razionale impiego a massa forniti dalla Germania, malgrado l’enorme numero di paracadutisti di cui dispone l’U.R.S.S., sino ad oggi, su questo fronte, anche questa specialità è stata impiegata a spizzico ed essenzialmente per compiti di sabotaggio ed informativo. In genere gli elementi lanciati col paracadute appartengono alle regioni in cui debbono operare. Per quanto concerne la Romania si può tuttavia affermare che, malgrado l’aiuto di qualche elemento ebraico, pochissimi sono a tutto oggi i paracadutisti che hanno potuto sfuggire alla cattura: e ciò anche mercé alla vigile e generosa collaborazione della popolazione civile. Non è tuttavia soverchia misura di prudenza quella di vigilare sui depositi di munizioni, di carburante e sui campi di aviazione.

mercoledì 4 marzo 2026

Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 7

DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - SETTIMA PARTE.

AVIAZIONE.
Generalizzando si può affermare che, come quello dell’artiglieria campale, l’impiego dell’aviazione non è stato né organico né razionale: e ciò sin dai primi giorni della campagna, allorché il comando sovietico, malgrado la falcidia del primo attacco di sorpresa e di quelli successivi, disponeva ancora di una massa almeno tripla di quella rimasta oggi in efficienza. L’aeronautica rossa ha dimostrato di non possedere una dottrina di guerra; l’alto comando come pure quelli delle grandi unità, sono stati assolutamente impari al loro compito. Impiego a spizzico, azioni scucite mancanti di genialità e di efficacia, spesso di logica. Rare le azioni che abbiano conseguito risultati concreti. Poche relativamente le azioni notturne: il che sta a dimostrare lo scarso livello di istruzione del personale e la sua affrettata preparazione tecnica. Ardimento e spesso temerarietà da parte degli equipaggi (quasi sempre costituiti da elementi eterogenei). Modestissime le loro qualità tattiche. Mediocri quelle di tiro e manovriere: sia per sfuggire agli attacchi dei caccia, sia all’azione della D.C.A. Per converso tutti i possibili accorgimenti e trucchi per trarre in inganno l’avversario: dalla scelta delle rotte più lunghe e più tortuose per giungere sull’obiettivo da direzioni impreviste, alle più volgari mistificazioni. Spesso di è verificato il caso di apparecchi sovietici che, sfruttando la rassomiglianza della sagoma con taluni similari avversari colorati colla stessa vernice e contraddistinti dai contrassegni tedeschi o romeni, hanno potuto raggiungere gli obiettivi traendo in inganno la difesa. (La più redditizia azione sulla zona petrolifera si è appunto effettuata in queste condizioni). Sfruttando lo stesso sleale trucco, formazioni da caccia hanno potuto avvicinare formazioni alleate ed ottenere qualche successo iniziale. Molto in uso presso l’aeronautica sovietica è pure una speciale colorazione mimetica bicolore ed a disegni irregolari degli apparecchi che ricorda quella impiegata dalle navi.

a) Ricognizione.
La ricognizione, per espletare la quale manca un tipo d’apparecchio veloce ed a lunga autonomia, è effettuata o da vecchi bombardieri a scarsa velocità che operano a grande altezza isolati o in piccole formazioni lanciano talvolta bombe di piccolo calibro e spezzoni, o più frequentemente dalle stesse squadriglie da bombardamento. La ricognizione sovietica, oltreché della radio, fa largo uso di razzi e di fumate. I reparti a terra corrispondono mediante segnalazioni con teli bianchi.

b) Bombardamento.
Le azioni di bombardamento sono generalmente effettuate da grandi altezze e contro obiettivi di vasta superficie. Il tiro è risultato quasi sempre disperso ed impreciso. Le formazioni giungono di preferenza - per non dire sistematicamente - da direzioni inattese e sempre diverse per sorprendere la D.C.A. Mai, come ho premesso, azioni a massa. Le incursioni sono effettuate ad ondate successive e distanziate da formazioni di 3-5 o al massimo 7 apparecchi. Su questo fronte le bombe impiegate - (di cui molto notevole è il percento di quelle inesplose) - non hanno mai superato i 250 kg: sia quelle dirompenti, sia quelle incendiarie. Delle prime, efficaci, il raggio utile d’azione si aggira sui 150 m, delle seconde il rendimento si è dimostrato scarso. Attaccati, i bombardieri sovietici si difendono oltreché colle armi di bordo normali, con petardi che esplodono 100 m dopo il lancio e si sono dimostrati abbastanza efficaci. Spesso, scaricate le bombe, gli apparecchi scendono a bassa quota per agire colla mitragliatrice contro le colonne in marcia. Gli effetti dei bombardamenti sovietici sono stati in complesso scarsi allorché le azioni si sono svolte di giorno, pressoché inutili durante le incursioni notturne. La D.C.A. e la caccia hanno sempre aperte larghe brecce nelle formazioni attaccanti: più di una volta si è dato il caso che neppure un apparecchio abbia potuto far ritorno alla propria base.