Come avveniva la morte per ipotermia sul fronte russo nella Seconda Guerra Mondiale? Spesso ne scriviamo e ne parliamo, ma esattamente cosa accadeva?
Ne parlo solo ed esclusivamente per dare una spiegazione scientifica ad un fenomeno diffusissimo durante la Campagna di Russia, e far comprendere così a tutti quali furono le sofferenze dei soldati coinvolti.
Le temperature sul fronte orientale potevano scendere a –30, –40 °C, talvolta anche oltre. In queste condizioni, un soldato senza adeguata protezione poteva soccombere in poche ore.
Nelle prime fasi il corpo tenta di difendersi:
- il sangue viene richiamato verso gli organi vitali (cuore, cervello, polmoni);
- mani, piedi, naso e orecchie diventano insensibili;
- il soldato prova brividi intensi, che sono un tentativo del corpo di generare calore;
- molti racconti di reduci parlano di una sensazione di “pelle che brucia” nelle prime fasi.
Subentra poi la confusione mentale; quando la temperatura corporea scende sotto i 35 °C, compaiono:
- difficoltà a parlare;
- lentezza nei movimenti;
- perdita di lucidità;
- sonnolenza profonda;
- è una fase molto pericolosa: il soldato non si rende più conto del pericolo;
- molti veterani raccontano che i compagni “si addormentavano” nella neve credendo di riposare solo un momento.
Poi il paradosso del “calore”; sotto i 30 °C di temperatura corporea, può verificarsi un fenomeno noto come “spogliamento paradosso”:
- la persona sente un’ondata di calore e si toglie i vestiti, peggiorando la situazione.
- è stato documentato anche in diversi soldati sul fronte russo.
Infine il collasso finale; quando la temperatura corporea scende sotto i 28 °C:
- il cuore rallenta drasticamente;
- la respirazione diventa superficiale;
- la coscienza si spegne gradualmente;
- la morte sopraggiunge spesso nel sonno, per arresto cardiaco dovuto all’ipotermia;
- molti storici sottolineano che, rispetto ad altre cause di morte in guerra, questa era meno dolorosa nelle fasi finali, perché la confusione mentale e la sonnolenza attenuavano la percezione.

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