Ci sono storie dimenticate che solo l’interessamento di una persona può riportare alla luce dall’oblio del tempo; è questo il caso del racconto che mi è stato inviato dal Signor Giandomenico a ricordo dei caduti di Villa Santa Maria in provincia di Chieti.
"Era l'estate del 1941, i vagoni erano pieni di canti e di un entusiasmo ingenuo. Nessuno di quei ragazzi, affacciati ai finestrini con le divise grigioverdi ancora immacolate, poteva immaginare cosa li attendeva. Per mesi gli scarponi chiodati del CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e successivamente dell'ARMIR (Armata Italiana in Russia), marciarono attraverso distese di girasoli che sembravano non finire mai, sotto un sole che bruciava e illudeva i sensi. Ma la Russia era un gigante che dormiva, in attesa del suo alleato più terribile " Il Generale Inverno".
Qui inizia la storia di un soldato, proveniente da un paese abruzzese dove scorre il fiume Sangro... Il 22 giugno 1941, usando il nome in codice Operazione Barbarossa, la Germania nazista invase l’Unione Sovietica. Si trattava dell’operazione militare tedesca più estesa nell’ambito della seconda guerra mondiale. Di conseguenza anche l'Italia, essendo alleata della Germania, partecipò all'Operazione Barbarossa inviando truppe, il famoso CSIR (Corpo di spedizione italiano in Russia). Dal 10 luglio 1941 partirono da Roma, Cremona e Verona 216 treni diretti nelle città di Felsővisó e Borșa, allora territorio ungherese oggi Romania. Su uno di quei treni c'era un giovane soldato di 20 anni, nato a Villa Santa Maria di nome Domenico Di Cicco per tutti Mimì.
Domenico era stato inquadrato nella 52a Divisione di Fanteria "Torino". Quando il suo treno giunse nella zona di arrivo, marciò a piedi per centinaia di chilometri superando i Carpazi, combattendo aspre battaglie tra i fiumi Dnestr e Bug arrivando fino nel Donbass, presso la città di Stalino (l'attuale Donetsk), dove le Divisioni Pasubio, Celere e Torino conquistarono, insieme ai tedeschi, l'Ucraina orientale.
Tra i racconti di Mimì durante la permanenza in territorio sovietico, spiccano quelli sui turni di guardia, che erano al massimo di 15/20 minuti per evitare il congelamento. Oppure quando nella notte udiva i dialoghi e addirittura gli starnuti dei soldati russi, che si trovavano sulla sponda opposta del fiume Dnestr. Paradossalmente nei racconti del giovane soldato abruzzese viene menzionata la sofferenza di sete più che della fame. L'acqua scarseggiava e non vi era possibilità di reperirla. I ghiaccioli che per il freddo si formavano sulle facce dei soldati Italiani, erano una fonte preziosa che loro stessi succhiavano per dissetarsi.
Anche il cibo scarseggiava, le razioni quotidiane erano composte sempre da gallette e scatolame di carne o sardine. Una volta pur di uscire da questa penosa consuetudine, Mimì e i suoi commilitoni si cucinarono degli gnocchi, un ottimo pasto diremmo noi, se non fosse stato che invece delle patate usarono per impasto la vrenna (crusca). Domenico raccontava pure di un incredibile incontro con un altro di Villa Santa Maria, un certo Vincenzo Ronchi, di qualche anno più grande di lui. Vincenzo era riuscito a sapere non si sa come, dove si trovava il suo compaesano, e in piena notte lo raggiunse: con quali risultati emotivi, lo lascio immaginare a voi che in questo momento leggete queste righe.
Mimì ripeteva sempre al figlio Nicola: "Noi italiani, nonostante invasori, eravamo meglio visti e perciò giudicati migliori dalla popolazione russa rispetto ai nostri alleati. La gente locale diceva in un italiano stentato: NOI LO SAPERE BENE VOI ITALIANI AVERE PIU' CUORE NON INVECE COME I TEDESCHI". Basti pensare che una volta i soldati italiani in Russia vennero "invitati" a provare dei nuovi fucili e fin qui nulla di strano, solo che bisognava provarli su esseri umani viventi. Il rifiuto del nostro contingente fu collettivo!
Nonostante tutto Domenico si è sempre ritenuto fortunato durante la campagna in terra sovietica, poiché se fosse partito l'anno successivo con l'8a Armata forse non sarebbe più tornato, come accaduto ad altri giovani "villesi" partiti all'inizio dell'estate del 1942 tra cui ricordiamo:
- Teti Germano di anni 22 del XXX Battaglione Genio/Guastatori,
- un fratello di Armanduccio Di Stefano di nome Mario di anni 20 del 9° Reggimento Alpini,
- Tiberio Francesco detto "Ciccillo" di anni 32 del XLI Battaglione Mortai della M.V.S.N. (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale),
- Di Lullo Ferdinando di anni 21 del 9° Reggimento Alpini,
- Di Laurenzio Orlando di anni 27 della Divisione Tridentina, sezione autotrasporti
- il caporale Marchetti Giovanni di anni 26, marito di Filippa Di Lello, sorella di Nicola Di Lello detto "Masturz".
Dopo la guerra Mimì inizio a lavorare come impiegato nel negozio di calzature e pellame del padre Nicola e dello zio Luigi, fino al 1993.
Nella prima fotografia il Caporale Marchetti Giovanni, ripreso a Villa Santa Maria prima di partire per la Russia. Giovanni, nato a Villa Santa Maria (CH) il 31 agosto 1916, fu inquadrato nel 53° Reggimento Fanteria, marito di Filippa Di Lello, sorella Nicola Di Lello detto "Masturz". Il Caporale Marchetti è disperso in Russia dal 25 gennaio 1943 probabilmente durante l'offensiva dell'esercito sovietico, avvenuta tra il 12 e il 27 gennaio del 1943... "Ostrogorzk-Rossoš" questa è la denominazione della terza fase dell’offensiva invernale dell’Armata Rossa.
Sferrata nel settore dell’alto corso del Don, in pochi giorni provocò la sconfitta del contingente ungherese alleato dei tedeschi e coinvolse nella catastrofe militare anche il Corpo d'Armata Alpino italiano, ultima formazione combattente dell’8a Armata ancora efficiente dopo la disfatta del dicembre 1942 degli altri corpi d’armata schierati più a sud. Nel corso di una drammatica ritirata i superstiti del Corpo d'Armata Alpino, insieme ad altri reparti sbandati tedeschi e ungheresi, raggiunsero la salvezza dopo la disperata battaglia di Nikolajewka.
Il corpo di Giovanni non è mai tornato nella sua terra nativa. Nel cimitero di Villa Santa Maria i familiari hanno posto questa foto in divisa, l'unico ricordo che si ha di questo giovane soldato abruzzese. Sconvolta dal dolore la moglie Filippa fino alla fine dei suoi giorni ha atteso il ritorno del marito, sposato in comune un mese prima della partenza per il fronte russo.
Chiudo questa breve ma intensa storia con una frase di uno scrittore del secolo scorso: "DOVE TANTI SONO MORTI PER NIENTE" e personalmente aggiungo anche i ragazzi di Villa Santa Maria.
Dal 2011 camminiamo in Russia e ci regaliamo emozioni
Trekking ed escursioni in Russia sui campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale
Danilo Dolcini - Phone 349.6472823 - Email danilo.dolcini@gmail.com - FB Un italiano in Russia
martedì 24 marzo 2026
mercoledì 18 marzo 2026
lunedì 16 marzo 2026
Raimondo Colantonio, un talento unico
Ho conosciuto Raimondo Colantonio l’anno scorso, prima in occasione di una sua mostra e poi durante una delle mie serate, dove era presente tra il pubblico. Fin da subito mi aveva colpito la sua sensibilità profonda, quel modo intenso e rispettoso con cui parlava della Campagna di Russia, capace di far emergere emozioni autentiche. Nei suoi occhi avevo riconosciuto immediatamente le stesse vibrazioni interiori che da anni porto con me.
Qualche settimana fa ci siamo rivisti a Lonate Ceppino, durante un mio convegno in cui Raimondo esponeva le sue opere. Ritrovarlo in quel contesto, circondato dai suoi lavori, ha confermato ciò che avevo intuito al nostro primo incontro: la sua non è solo abilità artistica, ma una forma rara di empatia storica, un sentire profondo che trasforma la memoria in immagini vive e rispettose.
Mi sono ripromesso allora, e lo ribadisco oggi, di parlare di lui e del valore delle sue creazioni. Raimondo possiede un talento unico: mette la sua sensibilità al servizio della memoria dei “nostri”, di coloro che vissero la Campagna di Russia, restituendo dignità, voce e presenza a una storia che merita di essere ricordata con delicatezza e verità.
Raimondo vende le sue opere e può essere contattato al numero 334.5051669.
Qualche settimana fa ci siamo rivisti a Lonate Ceppino, durante un mio convegno in cui Raimondo esponeva le sue opere. Ritrovarlo in quel contesto, circondato dai suoi lavori, ha confermato ciò che avevo intuito al nostro primo incontro: la sua non è solo abilità artistica, ma una forma rara di empatia storica, un sentire profondo che trasforma la memoria in immagini vive e rispettose.
Mi sono ripromesso allora, e lo ribadisco oggi, di parlare di lui e del valore delle sue creazioni. Raimondo possiede un talento unico: mette la sua sensibilità al servizio della memoria dei “nostri”, di coloro che vissero la Campagna di Russia, restituendo dignità, voce e presenza a una storia che merita di essere ricordata con delicatezza e verità.
Raimondo vende le sue opere e può essere contattato al numero 334.5051669.
sabato 14 marzo 2026
Manifestazione a Sala Baganza (PR)
Segnalo questa bella iniziativa (alla quale parteciperò), seppur non è inerente alla Campagna di Russia: per l'84° anniversario dell'affondamento della Nave Galilea, si terrà a Sala Baganza in provincia di Parma, i giorni sabato 21 e domenica 22 marzo 2026, una cerimonia solenne in ricordo dei caduti.
LA STORIA DEL GALILEA.
La Galilea era un piroscafo italiano impiegato durante la Seconda guerra mondiale per il trasporto di truppe. Il 28 marzo 1942 lasciò Patrasso, in Grecia, diretta a Bari come parte di un convoglio navale. A bordo vi erano soprattutto alpini del Battaglione Gemona, appartenenti alla Divisione Julia, insieme a personale sanitario, marinai e altri militari. Molti di loro rientravano in Italia dopo mesi di combattimenti sul fronte greco-albanese. La protezione del convoglio era debole e, nelle ore successive alla partenza, la Galilea venne individuata da un sottomarino britannico, che la colpì con un siluro nelle acque vicino all’isola di Leucade. L’esplosione fu devastante e la nave iniziò a imbarcare acqua rapidamente. Nonostante i tentativi di salvataggio, il piroscafo si capovolse e affondò nella notte, lasciando centinaia di uomini in mare.
L’evacuazione fu caotica: scarse scialuppe, mare freddo, buio totale. Molti alpini, che non avevano mai visto il mare prima di quell’imbarco, non sapevano nuotare. Le operazioni di soccorso arrivarono tardi e non riuscirono a evitare un bilancio drammatico.
Le fonti storiche concordano su un numero di caduti estremamente elevato: circa 1.075 morti secondo una ricostruzione giornalistica dettagliata. I superstiti furono circa 280.
Si tratta di una delle più gravi tragedie navali italiane della guerra, rimasta a lungo poco conosciuta nonostante l’enorme impatto sulle comunità alpine del Nord Italia.
LA STORIA DEL GALILEA.
La Galilea era un piroscafo italiano impiegato durante la Seconda guerra mondiale per il trasporto di truppe. Il 28 marzo 1942 lasciò Patrasso, in Grecia, diretta a Bari come parte di un convoglio navale. A bordo vi erano soprattutto alpini del Battaglione Gemona, appartenenti alla Divisione Julia, insieme a personale sanitario, marinai e altri militari. Molti di loro rientravano in Italia dopo mesi di combattimenti sul fronte greco-albanese. La protezione del convoglio era debole e, nelle ore successive alla partenza, la Galilea venne individuata da un sottomarino britannico, che la colpì con un siluro nelle acque vicino all’isola di Leucade. L’esplosione fu devastante e la nave iniziò a imbarcare acqua rapidamente. Nonostante i tentativi di salvataggio, il piroscafo si capovolse e affondò nella notte, lasciando centinaia di uomini in mare.
L’evacuazione fu caotica: scarse scialuppe, mare freddo, buio totale. Molti alpini, che non avevano mai visto il mare prima di quell’imbarco, non sapevano nuotare. Le operazioni di soccorso arrivarono tardi e non riuscirono a evitare un bilancio drammatico.
Le fonti storiche concordano su un numero di caduti estremamente elevato: circa 1.075 morti secondo una ricostruzione giornalistica dettagliata. I superstiti furono circa 280.
Si tratta di una delle più gravi tragedie navali italiane della guerra, rimasta a lungo poco conosciuta nonostante l’enorme impatto sulle comunità alpine del Nord Italia.
lunedì 9 marzo 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 22
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Strano il basto è ancora completo".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"La 31a inizia le scarpinate - Strano il basto è ancora completo".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
domenica 8 marzo 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 21
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Il solito alt, il solito panorama".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"La 31a inizia le scarpinate - Il solito alt, il solito panorama".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
sabato 7 marzo 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 20
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Le salmerie chiudono la colonna".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"La 31a inizia le scarpinate - Le salmerie chiudono la colonna".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
Le fotografie di Carlo Mezzena, 19
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Passa la prima sezione".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"La 31a inizia le scarpinate - Passa la prima sezione".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
venerdì 6 marzo 2026
Libri: "UN ALTRO PASSO NELLA NEVE"
Questa volta recensirò un libro davvero molto interessante che ritengo tale in quanto può essere un utile strumento per avvicinare i più giovani alla Campagna di Russia.
Titolo: "Un altro passo nella neve"
Autore: Manuele Giuliano
Editore: Ingenioso Hidalgo
224 pagine
385 paragrafi
Prezzo: 15 euro
Formato: 15*21 cm
Il libro è acquistabile al seguente link: https://www.ingeniosohidalgo.com/prodotto/un-altro-passo-nella-neve/.
PREFAZIONE.
Un caloroso benvenuto. In questo libro-gioco storico vestirai i panni di Umberto Costanzi, un ragazzo di ventuno anni chiamato a combattere in Russia come Alpino nella quarta divisione Cuneense.
Nel gelido inverno russo tra il 1942 e il 1943, con temperature che sfiorarono i quaranta gradi sottozero, migliaia di Alpini rimasero circondati dall'Armata Rossa. Affrontarono marce estenuanti, fame, freddo e battaglie sanguinose per sfuggire a un massacro, lasciando nelle steppe un sacrificio umano immenso.
Stai per affrontare uno dei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale per l’Italia, e lo vivrai in prima persona.
Quello che stringi tra le mani, infatti, è un libro-gioco. Il testo non segue la normale lettura pagina per pagina, ma è diviso in paragrafi: al termine di ogni paragrafo avrai la possibilità di scegliere come proseguire con la storia, saltando da un paragrafo all’altro secondo le opzioni che ti verranno indicate.
Prima di cominciare, leggi il Regolamento qui di seguito, ti spiegherà come tenere traccia del tuo avanzamento nella storia. Quando vuoi partire, vai al paragrafo 1.
Buona lettura, e buon gioco.
DESCRIZIONE.
Gennaio 1943. Il fronte russo è un inferno bianco dove la sopravvivenza si misura in gradi sottozero.
Nel gelo della steppa, migliaia di Alpini combattono una battaglia disperata contro il freddo, la fame e l’inarrestabile avanzata dell’Armata Rossa. Tra loro ci sei tu, Umberto Costanzi, un giovane mulattiere della quarta divisione Cuneense, chiamato a resistere in un luogo che non ti appartiene, troppo lontano da casa.
In questo libro-game storico ogni bivio ti metterà di fronte a scelte che plasmeranno il tuo destino e quello dei tuoi compagni. Affronterai uno dei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale per l’Italia, e lo vivrai in prima persona.
Accetta la sfida e prova a sopravvivere in un inverno che è stato più freddo e terribile di molti altri.
Un altro passo… un altro ancora, nella neve.
Titolo: "Un altro passo nella neve"
Autore: Manuele Giuliano
Editore: Ingenioso Hidalgo
224 pagine
385 paragrafi
Prezzo: 15 euro
Formato: 15*21 cm
Il libro è acquistabile al seguente link: https://www.ingeniosohidalgo.com/prodotto/un-altro-passo-nella-neve/.
PREFAZIONE.
Un caloroso benvenuto. In questo libro-gioco storico vestirai i panni di Umberto Costanzi, un ragazzo di ventuno anni chiamato a combattere in Russia come Alpino nella quarta divisione Cuneense.
Nel gelido inverno russo tra il 1942 e il 1943, con temperature che sfiorarono i quaranta gradi sottozero, migliaia di Alpini rimasero circondati dall'Armata Rossa. Affrontarono marce estenuanti, fame, freddo e battaglie sanguinose per sfuggire a un massacro, lasciando nelle steppe un sacrificio umano immenso.
Stai per affrontare uno dei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale per l’Italia, e lo vivrai in prima persona.
Quello che stringi tra le mani, infatti, è un libro-gioco. Il testo non segue la normale lettura pagina per pagina, ma è diviso in paragrafi: al termine di ogni paragrafo avrai la possibilità di scegliere come proseguire con la storia, saltando da un paragrafo all’altro secondo le opzioni che ti verranno indicate.
Prima di cominciare, leggi il Regolamento qui di seguito, ti spiegherà come tenere traccia del tuo avanzamento nella storia. Quando vuoi partire, vai al paragrafo 1.
Buona lettura, e buon gioco.
DESCRIZIONE.
Gennaio 1943. Il fronte russo è un inferno bianco dove la sopravvivenza si misura in gradi sottozero.
Nel gelo della steppa, migliaia di Alpini combattono una battaglia disperata contro il freddo, la fame e l’inarrestabile avanzata dell’Armata Rossa. Tra loro ci sei tu, Umberto Costanzi, un giovane mulattiere della quarta divisione Cuneense, chiamato a resistere in un luogo che non ti appartiene, troppo lontano da casa.
In questo libro-game storico ogni bivio ti metterà di fronte a scelte che plasmeranno il tuo destino e quello dei tuoi compagni. Affronterai uno dei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale per l’Italia, e lo vivrai in prima persona.
Accetta la sfida e prova a sopravvivere in un inverno che è stato più freddo e terribile di molti altri.
Un altro passo… un altro ancora, nella neve.
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 9
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - NONA E ULTIMA PARTE.
CONCLUSIONE.
(Se mai conclusioni si possono trarre allorché una battaglia - la più gigantesca che la storia ricordi - è ancora in pieno sviluppo). I punti fermi essenziali assodati in questo primo mese di campagna sul fronte romeno (ripeto: esclusivamente sul fronte romeno) sono i seguenti: - l’azione del comando sovietico e dei comandi di grandi unità è stata più agile e razionale di quanto non si prevedesse; - i comandanti dei minori reparti hanno dimostrato di possedere ottima preparazione tattica e ascendete sui loro dipendenti; - l’esperienza fatta in Finlandia è stata sfruttata largamente ed intelligentemente; - il comportamento dei quadri e della truppa è stato sino ad oggi buono malgrado la serie continua delle battaglie perdute. (Altri eserciti di ben più larga fama hanno capitolato in più breve tempo e dopo lotte assai meno cruente). Ciò non esclude che, continuando con lo stesso ritmo i colpi di maglio delle armate tedesche - ai quali quanto prima si uniranno quelli inferti dal nostro magnifico Corpo di spedizione in Russia - un collasso possa verificarsi. Sull’imminenza di questo collasso tuttavia i due anni passati a Mosca mi inducono ad essere alquanto scettico; - l’impiego della motorizzazione, fatto su vastissima scala, è stato razionale: ha consentito rapide manovre di masse e ripiegamenti effettuati spesso in condizioni particolarmente difficili; - se l’aviazione e l’artiglieria - esclusa quella contraerea - sono state impiegate in modo irrazionale, la fanteria e le unità corazzate hanno saputo, nelle situazioni più disperate, manovrare razionalmente. L’esercito sovietico quindi si batte e sa battersi, la gioventù di Stalin sa morire. Alla vigilia dell’entrata in azione delle nostra truppe, che affiancate ancora una volta a quelle tedesche, lottando eroicamente per un ideale di giustizia, sapranno vincere anche questa aspra e gigantesca battaglia, si riaffaccia alla mia mente una domanda che più di una volta ufficiali romeni - (che certo meglio di me sanno quante vite già abbia loro costato questa campagna) - dopo aver scorso le vistose intestazioni di alcuni giornali, mi hanno rivolta: “Ma perché si continua a dipingere l’esercito sovietico come una armata di inetti, incapace di battersi, anelante solo alla fuga, alla controrivoluzione, allorché qui per avanzare si lotta, per vincere si muore?”.
Quartier Generale, 22 luglio 1941.
Il Regio Addetto Militare Colonnello Corrado Valfré di Bonzo
CONCLUSIONE.
(Se mai conclusioni si possono trarre allorché una battaglia - la più gigantesca che la storia ricordi - è ancora in pieno sviluppo). I punti fermi essenziali assodati in questo primo mese di campagna sul fronte romeno (ripeto: esclusivamente sul fronte romeno) sono i seguenti: - l’azione del comando sovietico e dei comandi di grandi unità è stata più agile e razionale di quanto non si prevedesse; - i comandanti dei minori reparti hanno dimostrato di possedere ottima preparazione tattica e ascendete sui loro dipendenti; - l’esperienza fatta in Finlandia è stata sfruttata largamente ed intelligentemente; - il comportamento dei quadri e della truppa è stato sino ad oggi buono malgrado la serie continua delle battaglie perdute. (Altri eserciti di ben più larga fama hanno capitolato in più breve tempo e dopo lotte assai meno cruente). Ciò non esclude che, continuando con lo stesso ritmo i colpi di maglio delle armate tedesche - ai quali quanto prima si uniranno quelli inferti dal nostro magnifico Corpo di spedizione in Russia - un collasso possa verificarsi. Sull’imminenza di questo collasso tuttavia i due anni passati a Mosca mi inducono ad essere alquanto scettico; - l’impiego della motorizzazione, fatto su vastissima scala, è stato razionale: ha consentito rapide manovre di masse e ripiegamenti effettuati spesso in condizioni particolarmente difficili; - se l’aviazione e l’artiglieria - esclusa quella contraerea - sono state impiegate in modo irrazionale, la fanteria e le unità corazzate hanno saputo, nelle situazioni più disperate, manovrare razionalmente. L’esercito sovietico quindi si batte e sa battersi, la gioventù di Stalin sa morire. Alla vigilia dell’entrata in azione delle nostra truppe, che affiancate ancora una volta a quelle tedesche, lottando eroicamente per un ideale di giustizia, sapranno vincere anche questa aspra e gigantesca battaglia, si riaffaccia alla mia mente una domanda che più di una volta ufficiali romeni - (che certo meglio di me sanno quante vite già abbia loro costato questa campagna) - dopo aver scorso le vistose intestazioni di alcuni giornali, mi hanno rivolta: “Ma perché si continua a dipingere l’esercito sovietico come una armata di inetti, incapace di battersi, anelante solo alla fuga, alla controrivoluzione, allorché qui per avanzare si lotta, per vincere si muore?”.
Quartier Generale, 22 luglio 1941.
Il Regio Addetto Militare Colonnello Corrado Valfré di Bonzo
giovedì 5 marzo 2026
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 8
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - OTTAVA PARTE.
AVIAZIONE.
c) Caccia e Assalto.
La caccia sovietica è (e meglio forse sarebbe ormai dire era) molto vigile, date le rapide e sempre tempestive segnalazioni dei posti ascolto. Usa di preferenza formazioni di 3 - 5 aeroplani che attaccano di sorpresa gli apparecchi isolati o le formazioni nemiche che, in seguito al tiro della difesa, hanno perso la loro compattezza. Non attacca mai le formazioni da bombardamento o da ricognizione allorché queste sono scortate. (Il miglior metodo per sfuggire alla caccia è quindi quello di procedere sempre scortati e di mantenere soprattutto la compattezza della formazione). Attacca di preferenza alle spalle o da sotto in su, aprendo il fuoco alle medie ed alle piccole distanze. Gli attacchi sono in genere singoli: eccezionalmente l’azione di più caccia persegue cioè lo stesso obiettivo. Fallito l’attacco del primo, entra immediatamente in campo il secondo e quindi il terzo. Mentre l’azione del primo apparecchio è in atto, gli altri della stessa o di altre formazioni fanno intanto la ronda attorno agli apparecchi attaccati, per intercettare la loro fuga. Raramente - salvo in caso di assoluta necessità - a vittoria conseguita gli apparecchi rinnovano l’attacco. Il cacciatore sfugge quasi sempre al combattimento, anche se il duello è singolo. Spesso, fallito l’obiettivo, il pilota simula la fuga: per riprendere quota e ritentare l’attacco. Nei combattimenti in cui entrano in giuoco molte unità, generalmente alcuni apparecchi sovietici evoluiscono in modo da attirare l’avversario: per dar modi ai cacciatori che volano a quota superiore di agire in picchiata di sorpresa. La caccia sovietica fa largo uso di proiettili traccianti. Spesso nelle azioni di assalto i piloti hanno dato prova, più che di temerarietà, di incoscienza. Su questo fronte hanno compiuto numerose imprese votate alla sicura catastrofe scendendo isolati a meno di 50 m a mitragliare apparecchi sul campo, fanteria, postazioni di artiglieria mentre la caccia alleata già aveva iniziata la sua azione. Ma anche in questo campo tattico nel quale indiscutibilmente più attiva è apparsa l’aviazione sovietica, mai azioni razionali, ondate successive, ma azioni sporadiche: spesso eroiche, ma quasi sempre vane. I disastrosi effetti dell’azione audace, precisa e martellante degli Stukas e della D.C.A. si fanno di giorno in giorno più palesi. Il potenziale dell’aeronautica sovietica, in tutte le sue specialità, diminuisce con progressione geometrica. In questi giorni ad esempio, in cui è ancora in atto la crisi del passaggio del Dniester ed in cui conseguentemente sull’una e sull’altra sponda si addensano lunghe colonne, l’azione aerea sovietica è stata praticamente nulla. E la caccia si va facendo sempre meno attiva. L’impiego dei paracadutisti - lo sport nazionale sovietico - ha costituito una sorpresa negativa. Malgrado i luminosi esempi di razionale impiego a massa forniti dalla Germania, malgrado l’enorme numero di paracadutisti di cui dispone l’U.R.S.S., sino ad oggi, su questo fronte, anche questa specialità è stata impiegata a spizzico ed essenzialmente per compiti di sabotaggio ed informativo. In genere gli elementi lanciati col paracadute appartengono alle regioni in cui debbono operare. Per quanto concerne la Romania si può tuttavia affermare che, malgrado l’aiuto di qualche elemento ebraico, pochissimi sono a tutto oggi i paracadutisti che hanno potuto sfuggire alla cattura: e ciò anche mercé alla vigile e generosa collaborazione della popolazione civile. Non è tuttavia soverchia misura di prudenza quella di vigilare sui depositi di munizioni, di carburante e sui campi di aviazione.
AVIAZIONE.
c) Caccia e Assalto.
La caccia sovietica è (e meglio forse sarebbe ormai dire era) molto vigile, date le rapide e sempre tempestive segnalazioni dei posti ascolto. Usa di preferenza formazioni di 3 - 5 aeroplani che attaccano di sorpresa gli apparecchi isolati o le formazioni nemiche che, in seguito al tiro della difesa, hanno perso la loro compattezza. Non attacca mai le formazioni da bombardamento o da ricognizione allorché queste sono scortate. (Il miglior metodo per sfuggire alla caccia è quindi quello di procedere sempre scortati e di mantenere soprattutto la compattezza della formazione). Attacca di preferenza alle spalle o da sotto in su, aprendo il fuoco alle medie ed alle piccole distanze. Gli attacchi sono in genere singoli: eccezionalmente l’azione di più caccia persegue cioè lo stesso obiettivo. Fallito l’attacco del primo, entra immediatamente in campo il secondo e quindi il terzo. Mentre l’azione del primo apparecchio è in atto, gli altri della stessa o di altre formazioni fanno intanto la ronda attorno agli apparecchi attaccati, per intercettare la loro fuga. Raramente - salvo in caso di assoluta necessità - a vittoria conseguita gli apparecchi rinnovano l’attacco. Il cacciatore sfugge quasi sempre al combattimento, anche se il duello è singolo. Spesso, fallito l’obiettivo, il pilota simula la fuga: per riprendere quota e ritentare l’attacco. Nei combattimenti in cui entrano in giuoco molte unità, generalmente alcuni apparecchi sovietici evoluiscono in modo da attirare l’avversario: per dar modi ai cacciatori che volano a quota superiore di agire in picchiata di sorpresa. La caccia sovietica fa largo uso di proiettili traccianti. Spesso nelle azioni di assalto i piloti hanno dato prova, più che di temerarietà, di incoscienza. Su questo fronte hanno compiuto numerose imprese votate alla sicura catastrofe scendendo isolati a meno di 50 m a mitragliare apparecchi sul campo, fanteria, postazioni di artiglieria mentre la caccia alleata già aveva iniziata la sua azione. Ma anche in questo campo tattico nel quale indiscutibilmente più attiva è apparsa l’aviazione sovietica, mai azioni razionali, ondate successive, ma azioni sporadiche: spesso eroiche, ma quasi sempre vane. I disastrosi effetti dell’azione audace, precisa e martellante degli Stukas e della D.C.A. si fanno di giorno in giorno più palesi. Il potenziale dell’aeronautica sovietica, in tutte le sue specialità, diminuisce con progressione geometrica. In questi giorni ad esempio, in cui è ancora in atto la crisi del passaggio del Dniester ed in cui conseguentemente sull’una e sull’altra sponda si addensano lunghe colonne, l’azione aerea sovietica è stata praticamente nulla. E la caccia si va facendo sempre meno attiva. L’impiego dei paracadutisti - lo sport nazionale sovietico - ha costituito una sorpresa negativa. Malgrado i luminosi esempi di razionale impiego a massa forniti dalla Germania, malgrado l’enorme numero di paracadutisti di cui dispone l’U.R.S.S., sino ad oggi, su questo fronte, anche questa specialità è stata impiegata a spizzico ed essenzialmente per compiti di sabotaggio ed informativo. In genere gli elementi lanciati col paracadute appartengono alle regioni in cui debbono operare. Per quanto concerne la Romania si può tuttavia affermare che, malgrado l’aiuto di qualche elemento ebraico, pochissimi sono a tutto oggi i paracadutisti che hanno potuto sfuggire alla cattura: e ciò anche mercé alla vigile e generosa collaborazione della popolazione civile. Non è tuttavia soverchia misura di prudenza quella di vigilare sui depositi di munizioni, di carburante e sui campi di aviazione.
mercoledì 4 marzo 2026
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 7
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - SETTIMA PARTE.
AVIAZIONE.
Generalizzando si può affermare che, come quello dell’artiglieria campale, l’impiego dell’aviazione non è stato né organico né razionale: e ciò sin dai primi giorni della campagna, allorché il comando sovietico, malgrado la falcidia del primo attacco di sorpresa e di quelli successivi, disponeva ancora di una massa almeno tripla di quella rimasta oggi in efficienza. L’aeronautica rossa ha dimostrato di non possedere una dottrina di guerra; l’alto comando come pure quelli delle grandi unità, sono stati assolutamente impari al loro compito. Impiego a spizzico, azioni scucite mancanti di genialità e di efficacia, spesso di logica. Rare le azioni che abbiano conseguito risultati concreti. Poche relativamente le azioni notturne: il che sta a dimostrare lo scarso livello di istruzione del personale e la sua affrettata preparazione tecnica. Ardimento e spesso temerarietà da parte degli equipaggi (quasi sempre costituiti da elementi eterogenei). Modestissime le loro qualità tattiche. Mediocri quelle di tiro e manovriere: sia per sfuggire agli attacchi dei caccia, sia all’azione della D.C.A. Per converso tutti i possibili accorgimenti e trucchi per trarre in inganno l’avversario: dalla scelta delle rotte più lunghe e più tortuose per giungere sull’obiettivo da direzioni impreviste, alle più volgari mistificazioni. Spesso di è verificato il caso di apparecchi sovietici che, sfruttando la rassomiglianza della sagoma con taluni similari avversari colorati colla stessa vernice e contraddistinti dai contrassegni tedeschi o romeni, hanno potuto raggiungere gli obiettivi traendo in inganno la difesa. (La più redditizia azione sulla zona petrolifera si è appunto effettuata in queste condizioni). Sfruttando lo stesso sleale trucco, formazioni da caccia hanno potuto avvicinare formazioni alleate ed ottenere qualche successo iniziale. Molto in uso presso l’aeronautica sovietica è pure una speciale colorazione mimetica bicolore ed a disegni irregolari degli apparecchi che ricorda quella impiegata dalle navi.
a) Ricognizione.
La ricognizione, per espletare la quale manca un tipo d’apparecchio veloce ed a lunga autonomia, è effettuata o da vecchi bombardieri a scarsa velocità che operano a grande altezza isolati o in piccole formazioni lanciano talvolta bombe di piccolo calibro e spezzoni, o più frequentemente dalle stesse squadriglie da bombardamento. La ricognizione sovietica, oltreché della radio, fa largo uso di razzi e di fumate. I reparti a terra corrispondono mediante segnalazioni con teli bianchi.
b) Bombardamento.
Le azioni di bombardamento sono generalmente effettuate da grandi altezze e contro obiettivi di vasta superficie. Il tiro è risultato quasi sempre disperso ed impreciso. Le formazioni giungono di preferenza - per non dire sistematicamente - da direzioni inattese e sempre diverse per sorprendere la D.C.A. Mai, come ho premesso, azioni a massa. Le incursioni sono effettuate ad ondate successive e distanziate da formazioni di 3-5 o al massimo 7 apparecchi. Su questo fronte le bombe impiegate - (di cui molto notevole è il percento di quelle inesplose) - non hanno mai superato i 250 kg: sia quelle dirompenti, sia quelle incendiarie. Delle prime, efficaci, il raggio utile d’azione si aggira sui 150 m, delle seconde il rendimento si è dimostrato scarso. Attaccati, i bombardieri sovietici si difendono oltreché colle armi di bordo normali, con petardi che esplodono 100 m dopo il lancio e si sono dimostrati abbastanza efficaci. Spesso, scaricate le bombe, gli apparecchi scendono a bassa quota per agire colla mitragliatrice contro le colonne in marcia. Gli effetti dei bombardamenti sovietici sono stati in complesso scarsi allorché le azioni si sono svolte di giorno, pressoché inutili durante le incursioni notturne. La D.C.A. e la caccia hanno sempre aperte larghe brecce nelle formazioni attaccanti: più di una volta si è dato il caso che neppure un apparecchio abbia potuto far ritorno alla propria base.
AVIAZIONE.
Generalizzando si può affermare che, come quello dell’artiglieria campale, l’impiego dell’aviazione non è stato né organico né razionale: e ciò sin dai primi giorni della campagna, allorché il comando sovietico, malgrado la falcidia del primo attacco di sorpresa e di quelli successivi, disponeva ancora di una massa almeno tripla di quella rimasta oggi in efficienza. L’aeronautica rossa ha dimostrato di non possedere una dottrina di guerra; l’alto comando come pure quelli delle grandi unità, sono stati assolutamente impari al loro compito. Impiego a spizzico, azioni scucite mancanti di genialità e di efficacia, spesso di logica. Rare le azioni che abbiano conseguito risultati concreti. Poche relativamente le azioni notturne: il che sta a dimostrare lo scarso livello di istruzione del personale e la sua affrettata preparazione tecnica. Ardimento e spesso temerarietà da parte degli equipaggi (quasi sempre costituiti da elementi eterogenei). Modestissime le loro qualità tattiche. Mediocri quelle di tiro e manovriere: sia per sfuggire agli attacchi dei caccia, sia all’azione della D.C.A. Per converso tutti i possibili accorgimenti e trucchi per trarre in inganno l’avversario: dalla scelta delle rotte più lunghe e più tortuose per giungere sull’obiettivo da direzioni impreviste, alle più volgari mistificazioni. Spesso di è verificato il caso di apparecchi sovietici che, sfruttando la rassomiglianza della sagoma con taluni similari avversari colorati colla stessa vernice e contraddistinti dai contrassegni tedeschi o romeni, hanno potuto raggiungere gli obiettivi traendo in inganno la difesa. (La più redditizia azione sulla zona petrolifera si è appunto effettuata in queste condizioni). Sfruttando lo stesso sleale trucco, formazioni da caccia hanno potuto avvicinare formazioni alleate ed ottenere qualche successo iniziale. Molto in uso presso l’aeronautica sovietica è pure una speciale colorazione mimetica bicolore ed a disegni irregolari degli apparecchi che ricorda quella impiegata dalle navi.
a) Ricognizione.
La ricognizione, per espletare la quale manca un tipo d’apparecchio veloce ed a lunga autonomia, è effettuata o da vecchi bombardieri a scarsa velocità che operano a grande altezza isolati o in piccole formazioni lanciano talvolta bombe di piccolo calibro e spezzoni, o più frequentemente dalle stesse squadriglie da bombardamento. La ricognizione sovietica, oltreché della radio, fa largo uso di razzi e di fumate. I reparti a terra corrispondono mediante segnalazioni con teli bianchi.
b) Bombardamento.
Le azioni di bombardamento sono generalmente effettuate da grandi altezze e contro obiettivi di vasta superficie. Il tiro è risultato quasi sempre disperso ed impreciso. Le formazioni giungono di preferenza - per non dire sistematicamente - da direzioni inattese e sempre diverse per sorprendere la D.C.A. Mai, come ho premesso, azioni a massa. Le incursioni sono effettuate ad ondate successive e distanziate da formazioni di 3-5 o al massimo 7 apparecchi. Su questo fronte le bombe impiegate - (di cui molto notevole è il percento di quelle inesplose) - non hanno mai superato i 250 kg: sia quelle dirompenti, sia quelle incendiarie. Delle prime, efficaci, il raggio utile d’azione si aggira sui 150 m, delle seconde il rendimento si è dimostrato scarso. Attaccati, i bombardieri sovietici si difendono oltreché colle armi di bordo normali, con petardi che esplodono 100 m dopo il lancio e si sono dimostrati abbastanza efficaci. Spesso, scaricate le bombe, gli apparecchi scendono a bassa quota per agire colla mitragliatrice contro le colonne in marcia. Gli effetti dei bombardamenti sovietici sono stati in complesso scarsi allorché le azioni si sono svolte di giorno, pressoché inutili durante le incursioni notturne. La D.C.A. e la caccia hanno sempre aperte larghe brecce nelle formazioni attaccanti: più di una volta si è dato il caso che neppure un apparecchio abbia potuto far ritorno alla propria base.
martedì 3 marzo 2026
I soldarti sovietici che "non tornarono"
La storia deve sempre essere raccontata nel modo più corretto e neutrale possibile; la storia di ieri e di oggi deve sempre essere divulgata in modo onesto, anche quando è scomoda... sempre!
Per questo motivo e dopo aver raccontato dei nostri soldati in Russia e dei prigionieri rimasti "oltre il Don", ritengo doveroso ricordare anche i "numeri" dei soldati sovietici che "non tornarono".
"I dati tedeschi sulla mortalità degli internati militari sovietici al 1° maggio 1944 indicano queste cifre: totale dei militari sovietici catturati 5.160.000; deceduti nei lager 1.981.000; morti nei campi di transito o non registrati 768.000; condannati a morte 473.000. La massima concentrazione di campi di prigionia è in Ucraina - 808 tra lager e carceri. I campi principali sono a Kiev, Leopoli, Uman, Poltava, Melitopol, Stalino, Dnepropetrovsk. In queste strutture il tasso di mortalità nei primi mesi di guerra raggiunse l'85%, con una media di 2.500 prigionieri al giorno; nel solo campo 'Zitadel' muoiono in totale 140mila prigionieri. Oltre 2 milioni di militari sovietici catturati dalla Wehrmacht periscono nei campi di prigionia del Reichkommissariat Ukraine".
(dal libro "Il nemico fidato - La guerra di sterminio in URSS e l'occupazione alpina sull'Alto Don" di Giorgio Scotoni).
L'immagine è stata recuperata dal sito https://operazionebarbarossa.weebly.com/i-prigionieri-di-guerra-sovietici.html.
Per questo motivo e dopo aver raccontato dei nostri soldati in Russia e dei prigionieri rimasti "oltre il Don", ritengo doveroso ricordare anche i "numeri" dei soldati sovietici che "non tornarono".
"I dati tedeschi sulla mortalità degli internati militari sovietici al 1° maggio 1944 indicano queste cifre: totale dei militari sovietici catturati 5.160.000; deceduti nei lager 1.981.000; morti nei campi di transito o non registrati 768.000; condannati a morte 473.000. La massima concentrazione di campi di prigionia è in Ucraina - 808 tra lager e carceri. I campi principali sono a Kiev, Leopoli, Uman, Poltava, Melitopol, Stalino, Dnepropetrovsk. In queste strutture il tasso di mortalità nei primi mesi di guerra raggiunse l'85%, con una media di 2.500 prigionieri al giorno; nel solo campo 'Zitadel' muoiono in totale 140mila prigionieri. Oltre 2 milioni di militari sovietici catturati dalla Wehrmacht periscono nei campi di prigionia del Reichkommissariat Ukraine".
(dal libro "Il nemico fidato - La guerra di sterminio in URSS e l'occupazione alpina sull'Alto Don" di Giorgio Scotoni).
L'immagine è stata recuperata dal sito https://operazionebarbarossa.weebly.com/i-prigionieri-di-guerra-sovietici.html.
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 6
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - SESTA PARTE.
ORGANIZZAZIONE DEL TERRENO.
L’organizzazione del terreno è risultata efficace là dove esistevano sistemi preorganizzati - come lungo il Dniester - sia come efficienza delle singole casematte, sia come la loro ubicazione ai fini del tiro e scaglionamento in profondità, sia come tracciato dei reticolati, apprestamenti anticarro, ecc. In corrispondenza della linea di difesa è stata constata la presenza di opere truccate, inesistenti, malamente camuffate ad arte per attirarvi il tiro delle artiglierie e degli aerei e consentire alle opere reali, ottimamente mascherate, di sfruttare al massimo gli effetti del fuoco e della sorpresa. Le opere campali si sono dimostrate scarsamente efficienti. A renderle tali hanno però contribuito anche le piogge che hanno prodotto smottamenti, frane ed allagamenti. Nella organizzazione speditiva del terreno, la fanteria non scava generalmente trincee, ma profonde buche scaglionate a scacchiera: per tiratore singolo e per le armi automatiche. Di campi minati non se ne sono sinora incontrati molti: tutti comunque in corrispondenza delle fasce preorganizzate a difesa lungo il Pruth, il Danubio e il Dniester. I genieri sovietici prescelgono generalmente i terreni nelle immediate vicinanze dei corsi d’acqua: e precisamente quei tratti in corrispondenza dei quali è prevedibile o il guado o il gittamento dei ponti. Non risulta a tutt’oggi che l’armata rossa in ritirata allestisca campi minati: è tuttavia probabile che altri se ne incontrino lungo il Bug e lungo il Dniester. È stata constatata la presenza di bombe ad orologeria ed a percussione in taluni dei pochi depositi di munizioni o di viveri che sono stati abbandonati.
ORGANIZZAZIONE DEL TERRENO.
L’organizzazione del terreno è risultata efficace là dove esistevano sistemi preorganizzati - come lungo il Dniester - sia come efficienza delle singole casematte, sia come la loro ubicazione ai fini del tiro e scaglionamento in profondità, sia come tracciato dei reticolati, apprestamenti anticarro, ecc. In corrispondenza della linea di difesa è stata constata la presenza di opere truccate, inesistenti, malamente camuffate ad arte per attirarvi il tiro delle artiglierie e degli aerei e consentire alle opere reali, ottimamente mascherate, di sfruttare al massimo gli effetti del fuoco e della sorpresa. Le opere campali si sono dimostrate scarsamente efficienti. A renderle tali hanno però contribuito anche le piogge che hanno prodotto smottamenti, frane ed allagamenti. Nella organizzazione speditiva del terreno, la fanteria non scava generalmente trincee, ma profonde buche scaglionate a scacchiera: per tiratore singolo e per le armi automatiche. Di campi minati non se ne sono sinora incontrati molti: tutti comunque in corrispondenza delle fasce preorganizzate a difesa lungo il Pruth, il Danubio e il Dniester. I genieri sovietici prescelgono generalmente i terreni nelle immediate vicinanze dei corsi d’acqua: e precisamente quei tratti in corrispondenza dei quali è prevedibile o il guado o il gittamento dei ponti. Non risulta a tutt’oggi che l’armata rossa in ritirata allestisca campi minati: è tuttavia probabile che altri se ne incontrino lungo il Bug e lungo il Dniester. È stata constatata la presenza di bombe ad orologeria ed a percussione in taluni dei pochi depositi di munizioni o di viveri che sono stati abbandonati.
lunedì 2 marzo 2026
Onori a Fortunato Dilucia
La nipote Alessandra vuole ricordare e onorare la memoria del nonno Dilucia Fortunato, Vice Brigadiere dei Carabinieri della 66ª Sezione Motorizzata Carabinieri al comando del Sottotenente Attilio Boldoni, aggregata alla DIvisione di Fanteria "Torino. Fortunato era nato il 4 ottobre 1900 a San Romano in Garfagnana (Lucca) e risulta disperso in località sconosciuta il 17 gennaio 1943. Vada anche a lui il nostro rinnovato impegno nel ricordo del suo sacrificio.
Convegno a Morazzone (VA) 2026
Prossimo appuntamento del 2026 a Morazzone (VA) Venerdì 6 marzo alle ore 21.00 presso la Sala Polivalente "P.F. Mazzucchelli", Via XXVI Agosto. Convengo "La Campagna di Russia, ieri e oggi - Storia e testimonianze di un sofferto sacrificio a 83 anni dalla tragica conclusione". Vi aspetto!
Ritorna all'Elenco dei miei convegni tenuti dal 2018 ad oggi.
Ritorna all'Elenco dei miei convegni tenuti dal 2018 ad oggi.
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 5
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - QUINTA PARTE.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Carri armati e autoblindo.
Sul fronte romeno sono stati impiegati esclusivamente carri di piccolo e medio tonnellaggio: da 7 a 20 tonnellate. Il loro impiego, sempre razionale e tempestivo, è stato - salvo casi eccezionali - quello classico, cioè a dire massa (masse tuttavia non comparabili a quelle tedesche). Gli ufficiali carristi hanno dimostrato ardimento e ottime qualità manovriere. La manovra preferita è quella che ricerca il fianco del nemico. Nel primo periodo della campagna in corso talune teste di ponte romene sono state attaccate ed annientate esclusivamente da reparti carristi. I grandi contrattacchi nella Bessarabia centrale sono stati tutti preceduti da massicce formazioni carriste, le quali, unitamente a numerosissime autoblindo, manovrando con efficacia, mobilità ed elasticità, hanno assolto intelligentemente il non facile compito di coprire la ritirata oltre il Dniester. Gli Stukas si sono dimostrati il mezzo più efficace per annientarli. È bene tenere presente tuttavia che, anche sotto il pauroso bombardamento di questi sibilanti aerei, le formazioni non si sono sbandate, ma hanno continuato, benché falcidiate, verso il loro obiettivo. I proiettili da 37 e da 47 hanno perforato facilmente la corazzatura e le torrette. Ottima prova hanno dato i proiettili incendiari. In un tiro sperimentale effettuato a Stefanesti contro un carro di medio tonnellaggio catturato, uno speciale proiettile da fucile ha perforato facilmente il blindamento laterale. Il terreno paludoso è esiziale per il carro sovietico. Ho avuto campo di osservarne parecchi - leggeri - immobilizzati, pur non essendovi affondati più di una spanna, in terreni paludosi dai quali altri carri in analoghe condizioni si sarebbero potuti facilmente disimpastoiare. Il materiale corazzato sovietico non può reggere neppure ad un lontano raffronto con quello tedesco in fatto di resistenza, manovrabilità e capacità offensiva. I carri sovietici sono contrassegnati da una fascia bianca, larga circa ½ metro, dipinta sulla parte superiore nel senso della lunghezza. Come le colonne munizioni, i reparti corazzati fanno largo uso di tettoie di paglia o di foraggio per sottrarsi alla visibilità dall’alto.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Carri armati e autoblindo.
Sul fronte romeno sono stati impiegati esclusivamente carri di piccolo e medio tonnellaggio: da 7 a 20 tonnellate. Il loro impiego, sempre razionale e tempestivo, è stato - salvo casi eccezionali - quello classico, cioè a dire massa (masse tuttavia non comparabili a quelle tedesche). Gli ufficiali carristi hanno dimostrato ardimento e ottime qualità manovriere. La manovra preferita è quella che ricerca il fianco del nemico. Nel primo periodo della campagna in corso talune teste di ponte romene sono state attaccate ed annientate esclusivamente da reparti carristi. I grandi contrattacchi nella Bessarabia centrale sono stati tutti preceduti da massicce formazioni carriste, le quali, unitamente a numerosissime autoblindo, manovrando con efficacia, mobilità ed elasticità, hanno assolto intelligentemente il non facile compito di coprire la ritirata oltre il Dniester. Gli Stukas si sono dimostrati il mezzo più efficace per annientarli. È bene tenere presente tuttavia che, anche sotto il pauroso bombardamento di questi sibilanti aerei, le formazioni non si sono sbandate, ma hanno continuato, benché falcidiate, verso il loro obiettivo. I proiettili da 37 e da 47 hanno perforato facilmente la corazzatura e le torrette. Ottima prova hanno dato i proiettili incendiari. In un tiro sperimentale effettuato a Stefanesti contro un carro di medio tonnellaggio catturato, uno speciale proiettile da fucile ha perforato facilmente il blindamento laterale. Il terreno paludoso è esiziale per il carro sovietico. Ho avuto campo di osservarne parecchi - leggeri - immobilizzati, pur non essendovi affondati più di una spanna, in terreni paludosi dai quali altri carri in analoghe condizioni si sarebbero potuti facilmente disimpastoiare. Il materiale corazzato sovietico non può reggere neppure ad un lontano raffronto con quello tedesco in fatto di resistenza, manovrabilità e capacità offensiva. I carri sovietici sono contrassegnati da una fascia bianca, larga circa ½ metro, dipinta sulla parte superiore nel senso della lunghezza. Come le colonne munizioni, i reparti corazzati fanno largo uso di tettoie di paglia o di foraggio per sottrarsi alla visibilità dall’alto.
domenica 1 marzo 2026
GIS - Novità Febbraio 2026
Le novità di Dicembre 2025 del sito GIS Campagna di Russia 1941-1943.
Link del sito GIS https://www.gis-campagna-russia-1941-1943.it
Link della pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/campagnadirussiagis
LE LOCALITA' DEL CSIR E DELL'ARMIR.
- Fiume Bogucharka
- Fiume Iwany
- Fiume Levaya
- Fiume Sukhaya Rossosh
LE OPERAZIONI DEL CSIR.
- Alexandrowka / Aleksandrovka, aeroporto, 24 febbraio 1942
- Alexandrowka / Aleksandrovka, aeroporto, 28 febbraio 1942
- Debalzewo / Debal'ceve, aeroporto, 03.03.1942
- Michailowka / Mikailowka / Mykhailivka, aeroporto, 03.1942
- Michailowka / Mikailowka / Mykhailivka, aeroporto, 15.03.1942
- Stalino / Jussowo / Donec'k, aeroporto, 23.02.1942
OSPEDALI, CAMPI DI PRIGIONIA E CIMITERI.
- Giambul / Dzhambul / Taraz, lager ospedale n. 3986 con 62 caduti
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Dzerzhinsky / Esentaev Numurhamed, campo distaccato n. 29/1
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Dzerzhinsky / Esentaev Numurhamed, area campo n. 29/1
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Dzerzhinsky / Esentaev Numurhamed, area cimitero n. 29/1
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, campo distaccato n. 29/2 I
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, campo distaccato n. 29/2 II
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, area campo n. 29/2
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, fosse comuni campo distaccato n. 29/2
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Orkeniet / Il'ic, campo distaccato n. 29/3
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Orkeniet / Il'ic, fosse comuni campo distaccato n. 29/3
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Orkeniet / Il'ic, area campo n. 29/3
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Stalin / Madeniet, campo distaccato n. 29/4
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Stalin / Madeniet, fosse comuni campo distaccato n. 29/4
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Stalin / Madeniet, area campo n. 29/4
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Primo Maggio / Kok-Aral / Nauryz, campo distaccato n. 29/5
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Primo Maggio / Kok-Aral / Nauryz, fosse comuni campo distaccato n. 29/5
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Primo Maggio / Kok-Aral / Nauryz, area campo n. 29/5
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, "Rivoluzione d'ottobre" / Progress / Bereke, campo distaccato n. 29/6
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, "Rivoluzione d'ottobre" / Progress / Bereke, area campo n. 29/6
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, area fabbrica
- Pakta Aral, confine amministrativo del distretto
Link del sito GIS https://www.gis-campagna-russia-1941-1943.it
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LE LOCALITA' DEL CSIR E DELL'ARMIR.
- Fiume Bogucharka
- Fiume Iwany
- Fiume Levaya
- Fiume Sukhaya Rossosh
LE OPERAZIONI DEL CSIR.
- Alexandrowka / Aleksandrovka, aeroporto, 24 febbraio 1942
- Alexandrowka / Aleksandrovka, aeroporto, 28 febbraio 1942
- Debalzewo / Debal'ceve, aeroporto, 03.03.1942
- Michailowka / Mikailowka / Mykhailivka, aeroporto, 03.1942
- Michailowka / Mikailowka / Mykhailivka, aeroporto, 15.03.1942
- Stalino / Jussowo / Donec'k, aeroporto, 23.02.1942
OSPEDALI, CAMPI DI PRIGIONIA E CIMITERI.
- Giambul / Dzhambul / Taraz, lager ospedale n. 3986 con 62 caduti
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Dzerzhinsky / Esentaev Numurhamed, campo distaccato n. 29/1
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Dzerzhinsky / Esentaev Numurhamed, area campo n. 29/1
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Dzerzhinsky / Esentaev Numurhamed, area cimitero n. 29/1
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, campo distaccato n. 29/2 I
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, campo distaccato n. 29/2 II
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, area campo n. 29/2
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Comintern / Igilik, fosse comuni campo distaccato n. 29/2
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Orkeniet / Il'ic, campo distaccato n. 29/3
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Orkeniet / Il'ic, fosse comuni campo distaccato n. 29/3
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Orkeniet / Il'ic, area campo n. 29/3
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Stalin / Madeniet, campo distaccato n. 29/4
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Stalin / Madeniet, fosse comuni campo distaccato n. 29/4
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Stalin / Madeniet, area campo n. 29/4
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Primo Maggio / Kok-Aral / Nauryz, campo distaccato n. 29/5
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Primo Maggio / Kok-Aral / Nauryz, fosse comuni campo distaccato n. 29/5
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, Primo Maggio / Kok-Aral / Nauryz, area campo n. 29/5
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, "Rivoluzione d'ottobre" / Progress / Bereke, campo distaccato n. 29/6
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, "Rivoluzione d'ottobre" / Progress / Bereke, area campo n. 29/6
- Pakta Aral / Macta Aral / Aral, area fabbrica
- Pakta Aral, confine amministrativo del distretto
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 4
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - QUARTA PARTE.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Artiglieria.
Le caratteristiche principali concernenti l’artiglieria sovietica ed il suo impiego sono le seguenti. Impiego irrazionale del fuoco: diluito, mai o quasi a massa. Il tiro più frequente e direi normale è quello effettuato per batteria, raramente per gruppo. Frequentissimo quello di sezione e del pezzo isolato: il che induce a supporre l’esistenza di un largo ed illogico decentramento. Il dispregio o l’ignoranza della manovra del fuoco ha, su questo fronte almeno, ridotti i risultati del tiro. Unico esempio di concentramento - se tale può definirsi la convergenza del tiro di un reggimento divisionale - si è avuto in corrispondenza di una testa di ponte romena a Pruth. Utilizzazione delle massime come delle minime gittate. A somiglianza di quanto fa la fanteria con le armi automatiche, l’artiglieria divisionale e di corpo d’armata per sottrarsi al tiro di controbatteria cambia spesso posizione: nell’ambito del gruppo, della batteria e sinanche della sezione. Il tiro è risultato in genere abbastanza preciso, malgrado che - forse per la non padronanza del cielo - le unità sovietiche non si siano servite che eccezionalmente dell’ausilio degli aerei per dirigerlo. Il concorso più efficace dato dall’aviazione all’artiglieria risulta per ora essere quello fornito dagli apparecchi da caccia alle batterie contraeree. Allorché una formazione nemica è avvistata, alcuni cacciatori, tenendosene naturalmente a debita distanza, volando alla sua stessa quota e nella medesima direzione, comunicano alla difesa velocità, rotta, altezza. Questo sistema ha dato buoni risultati. L’artiglieria di corpo d’armata è impiegata di preferenza per tiri di infilata. Il materiale d’armata, se ha effettuato tiri precisi ed efficaci nella prima fase della campagna - inquantoché ha potuto sfruttare una minuziosa preparazione – nel prosieguo delle operazioni ha ottenuto risultati mediocri, forse anche perché privo dell’ausilio aereo. Così come i vari organi della difesa contraerea, ottima si è dimostrata l’artiglieria di questa specialità. Il tiro più efficace è risultato essere quello del materiale da 47, dai 500 ai 4.000 metri. Personale vigile, pronto e bene addestrato: rapida entrata in azione, grande celerità di tiro. Le maglie della difesa, larghe sulle linee, si raffittiscono all’interno in corrispondenza dei punti sensibili. Le batterie avanzate entrano raramente in azione: aprono di preferenza il fuoco contro le formazioni che, dopo essere state sottoposte al tiro più nutrito delle batterie retrostanti, hanno preso la via del ritorno. Il metodo di tiro prevalentemente impiegato è quello degli sbarramenti a cortine di fuoco, fatto con abbondanza - direi quasi spreco - di munizioni. Largo è l’impiego dei proiettili traccianti. Molto elevato nei proiettili di tutte le specialità e di tutti i calibri il percento dei colpi inesplosi. A tutt’oggi non sono stati impiegati dall’artiglieria proiettili a liquidi speciali. Da tener presente che molto spesso i sovietici fanno affluire le munizioni ai reparti con carri o autocarri agricoli apparentemente carichi di fieno. Attaccati dalle formazioni aeree, più di una volta colonne simili hanno reagito aprendo un nutrito fuoco di mitragliatrici.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Artiglieria.
Le caratteristiche principali concernenti l’artiglieria sovietica ed il suo impiego sono le seguenti. Impiego irrazionale del fuoco: diluito, mai o quasi a massa. Il tiro più frequente e direi normale è quello effettuato per batteria, raramente per gruppo. Frequentissimo quello di sezione e del pezzo isolato: il che induce a supporre l’esistenza di un largo ed illogico decentramento. Il dispregio o l’ignoranza della manovra del fuoco ha, su questo fronte almeno, ridotti i risultati del tiro. Unico esempio di concentramento - se tale può definirsi la convergenza del tiro di un reggimento divisionale - si è avuto in corrispondenza di una testa di ponte romena a Pruth. Utilizzazione delle massime come delle minime gittate. A somiglianza di quanto fa la fanteria con le armi automatiche, l’artiglieria divisionale e di corpo d’armata per sottrarsi al tiro di controbatteria cambia spesso posizione: nell’ambito del gruppo, della batteria e sinanche della sezione. Il tiro è risultato in genere abbastanza preciso, malgrado che - forse per la non padronanza del cielo - le unità sovietiche non si siano servite che eccezionalmente dell’ausilio degli aerei per dirigerlo. Il concorso più efficace dato dall’aviazione all’artiglieria risulta per ora essere quello fornito dagli apparecchi da caccia alle batterie contraeree. Allorché una formazione nemica è avvistata, alcuni cacciatori, tenendosene naturalmente a debita distanza, volando alla sua stessa quota e nella medesima direzione, comunicano alla difesa velocità, rotta, altezza. Questo sistema ha dato buoni risultati. L’artiglieria di corpo d’armata è impiegata di preferenza per tiri di infilata. Il materiale d’armata, se ha effettuato tiri precisi ed efficaci nella prima fase della campagna - inquantoché ha potuto sfruttare una minuziosa preparazione – nel prosieguo delle operazioni ha ottenuto risultati mediocri, forse anche perché privo dell’ausilio aereo. Così come i vari organi della difesa contraerea, ottima si è dimostrata l’artiglieria di questa specialità. Il tiro più efficace è risultato essere quello del materiale da 47, dai 500 ai 4.000 metri. Personale vigile, pronto e bene addestrato: rapida entrata in azione, grande celerità di tiro. Le maglie della difesa, larghe sulle linee, si raffittiscono all’interno in corrispondenza dei punti sensibili. Le batterie avanzate entrano raramente in azione: aprono di preferenza il fuoco contro le formazioni che, dopo essere state sottoposte al tiro più nutrito delle batterie retrostanti, hanno preso la via del ritorno. Il metodo di tiro prevalentemente impiegato è quello degli sbarramenti a cortine di fuoco, fatto con abbondanza - direi quasi spreco - di munizioni. Largo è l’impiego dei proiettili traccianti. Molto elevato nei proiettili di tutte le specialità e di tutti i calibri il percento dei colpi inesplosi. A tutt’oggi non sono stati impiegati dall’artiglieria proiettili a liquidi speciali. Da tener presente che molto spesso i sovietici fanno affluire le munizioni ai reparti con carri o autocarri agricoli apparentemente carichi di fieno. Attaccati dalle formazioni aeree, più di una volta colonne simili hanno reagito aprendo un nutrito fuoco di mitragliatrici.
sabato 28 febbraio 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 18
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Lo scaglione sfila".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"La 31a inizia le scarpinate - Lo scaglione sfila".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 3
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - TERZA PARTE.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Fanteria.
Oltre alle qualità di carattere morale di cui ho detto genericamente, la fanteria sovietica ha dimostrato di possedere un ottimo addestramento ed allenamento. Il giuoco della tattica minuta è preciso, Dare l'impressione di essere istintivo. La manovra non è negletta neppure nelle minori unità, addestrate a sfruttare la sorpresa, a ricercare il fianco ed il tergo del nemico, a sfruttare al massimo il terreno, il mascheramento, il fuoco: la cui disciplina è risultata ottima ed i cui effetti sono stati sinora notevoli. Caratteristica della tattica della fanteria e l'estrema mobilità: a cominciare dalla compagnia in cui le armi automatiche, effettuate le prime raffiche redditizie, cambiano immediatamente posizione per sottrarsi alla reazione avversaria, alla squadra, e nell'ambito della stessa squadra, al tiratore singolo, sino ai corpi, alle unità, che sfruttano costantemente i mezzi motorizzati per manovrare. I reparti che si trovano in organizzazioni mascherate aprono il fuoco a brevissima distanza per sfruttare al massimo gli effetti della sorpresa; in terreno libero, allorché il mascheramento lo consente, lasciano parimenti e avvicinare le formazioni avversarie per sfruttare gli effetti del fuoco scatenato a comando. La fanteria difende con accanimento i centri di resistenza, anche se questi sono stati sorpassati. Spesso crea il vuoto innanzi al fronte delle unità attaccanti. Non appena le formazioni si sono addentrate in profondità, i reparti che avevano sgombrato e si erano portati in posizioni laterali, scatenano violenti contrattacchi che hanno spesso sortito risultati concreti. è addestrata a prendere di mira di preferenza le uniformi che spiccano nella massa. Esistono gruppi di tiratori muniti di fucile a cannocchiale specialmente adibiti a questo compito. Ecco perché è indispensabile che l'ufficiale si mimetizzi il più possibile colla truppa. La fanteria sovietica si giova largamente delle imboscate e dei trucchi più svariati: occorre diffidare dalle bandiere bianche che quasi sempre nascondono un tranello; dei finti morti che risuscitano per aprire il fuoco alle spalle; essere cauti nell’attraversare terreni boscosi apparentemente sgombri. Si è dato il caso di battaglioni avanzati in boschi in cui non v’era traccia di nemico, presi alle spalle dal fuoco di interi reparti scesi silenziosamente dai loro nascondigli tra le fronde o fatti segno a fuoco nutrito di squadre di tiratori scelti appostati sugli alberi con armi automatiche. Frequente altresì lo sfruttamento di uniformi tolte ai prigionieri od a feriti per compiere colpi di mano od assolvere compiti informativi. I collegamenti con l’artiglieria, assicurati da filo e da mezzi radio, si sono dimostrati sinora buoni: di guisa che armonico è risultato l’impiego delle due armi essenzialmente nel campo ristretto dei minori reparti. Abbondante l’artiglieria di accompagnamento, sfruttata largamente anche alle più brevi distanze. Efficacissimo contro il materiale romeno il tiro anticarro. Nessuna economia di munizioni, sia delle armi portatili sia di quelle pesanti. Sono state impiegate largamente cartucce deformabili ed esplosive. Esistono altresì cartucce cariche di solo esplosivo che - a quanto affermano i prigionieri - dovrebbero essere impiegate per dilaniare la ferita nel preciso momento in cui la baionetta è entrata in giuoco. Ottimi l’equipaggiamento e l’armamento. Larga dotazione di armi automatiche, di fucili muniti di cannocchiale, di armi a tiro curvo, bombe a mano.
IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Fanteria.
Oltre alle qualità di carattere morale di cui ho detto genericamente, la fanteria sovietica ha dimostrato di possedere un ottimo addestramento ed allenamento. Il giuoco della tattica minuta è preciso, Dare l'impressione di essere istintivo. La manovra non è negletta neppure nelle minori unità, addestrate a sfruttare la sorpresa, a ricercare il fianco ed il tergo del nemico, a sfruttare al massimo il terreno, il mascheramento, il fuoco: la cui disciplina è risultata ottima ed i cui effetti sono stati sinora notevoli. Caratteristica della tattica della fanteria e l'estrema mobilità: a cominciare dalla compagnia in cui le armi automatiche, effettuate le prime raffiche redditizie, cambiano immediatamente posizione per sottrarsi alla reazione avversaria, alla squadra, e nell'ambito della stessa squadra, al tiratore singolo, sino ai corpi, alle unità, che sfruttano costantemente i mezzi motorizzati per manovrare. I reparti che si trovano in organizzazioni mascherate aprono il fuoco a brevissima distanza per sfruttare al massimo gli effetti della sorpresa; in terreno libero, allorché il mascheramento lo consente, lasciano parimenti e avvicinare le formazioni avversarie per sfruttare gli effetti del fuoco scatenato a comando. La fanteria difende con accanimento i centri di resistenza, anche se questi sono stati sorpassati. Spesso crea il vuoto innanzi al fronte delle unità attaccanti. Non appena le formazioni si sono addentrate in profondità, i reparti che avevano sgombrato e si erano portati in posizioni laterali, scatenano violenti contrattacchi che hanno spesso sortito risultati concreti. è addestrata a prendere di mira di preferenza le uniformi che spiccano nella massa. Esistono gruppi di tiratori muniti di fucile a cannocchiale specialmente adibiti a questo compito. Ecco perché è indispensabile che l'ufficiale si mimetizzi il più possibile colla truppa. La fanteria sovietica si giova largamente delle imboscate e dei trucchi più svariati: occorre diffidare dalle bandiere bianche che quasi sempre nascondono un tranello; dei finti morti che risuscitano per aprire il fuoco alle spalle; essere cauti nell’attraversare terreni boscosi apparentemente sgombri. Si è dato il caso di battaglioni avanzati in boschi in cui non v’era traccia di nemico, presi alle spalle dal fuoco di interi reparti scesi silenziosamente dai loro nascondigli tra le fronde o fatti segno a fuoco nutrito di squadre di tiratori scelti appostati sugli alberi con armi automatiche. Frequente altresì lo sfruttamento di uniformi tolte ai prigionieri od a feriti per compiere colpi di mano od assolvere compiti informativi. I collegamenti con l’artiglieria, assicurati da filo e da mezzi radio, si sono dimostrati sinora buoni: di guisa che armonico è risultato l’impiego delle due armi essenzialmente nel campo ristretto dei minori reparti. Abbondante l’artiglieria di accompagnamento, sfruttata largamente anche alle più brevi distanze. Efficacissimo contro il materiale romeno il tiro anticarro. Nessuna economia di munizioni, sia delle armi portatili sia di quelle pesanti. Sono state impiegate largamente cartucce deformabili ed esplosive. Esistono altresì cartucce cariche di solo esplosivo che - a quanto affermano i prigionieri - dovrebbero essere impiegate per dilaniare la ferita nel preciso momento in cui la baionetta è entrata in giuoco. Ottimi l’equipaggiamento e l’armamento. Larga dotazione di armi automatiche, di fucili muniti di cannocchiale, di armi a tiro curvo, bombe a mano.
venerdì 27 febbraio 2026
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 2
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - SECONDA PARTE.
COMANDI.
Per quanto l'inatteso inizio delle ostilità abbia completamente sorpreso il comando sovietico - (Chisinau, Cernauti, Kiew, Nikolajew ed Odessa completamente illuminate durante la prima notte di guerra stanno a dimostrarlo) - non si può non riconoscere che la reazione dei vari comandi sia stata pronta ed efficace. Gli attacchi delle truppe tedesco-romene hanno incontrato, là dove era stato deciso di abbandonare il territorio, seri ostacoli all'avanzata nell'azione abile, elastica, mobilissima ed ostinata delle retroguardie prevalentemente motorizzate e corazzate operanti in ritirata a colpi di sonda sul fronte i più frequentemente sui fianchi. Resistenza accanitissima laddove non si doveva cedere di un passo: nel ristretto campo tattico contrattacchi ripetuti, efficaci, provenienti da direzioni diverse spesso impreviste, condotti con perizia ed ardimento. Nel quadro più ampio di gruppi di grandi unità azioni di masse motorizzate armonicamente operanti nel tempo e nello spazio e nelle direzioni più opportune redditizie. Nella prima fase della battaglia che va dal 22 Giugno al 15 Luglio il comando sovietico è riuscito a sgombrare ordinatamente la Bucovina e la Bessarabia settentrionale, subendo poche perdite ed infliggendole all'attaccante. Scarsissimo il numero dei prigionieri - (dal quale si debbono naturalmente escludere i bessarabiani levati in massa dai sovietici ed anelanti quindi a congiungersi con la patria). Praticamente nullo il bottino di guerra. Nella seconda fase della grande battaglia iniziata all'alba del 16 luglio è tuttora in pieno seppur contrastato sviluppo, (chi ha portato allo sfondamento della linea Stalin fra Moghilew e Jampol ed alla riconquista di tutta la Bessarabia), il comando sovietico ha operato con metodo, energia e soprattutto con calma: alla resistenza sul Dniester al contrattacchi reiterati per contenere e ridurre le teste di ponte, hanno fatto seguito i contrattacchi sui fianchi delle colonne ormai in piena azione verso il Bug, malgrado la minaccia sempre più vicina delle armate 17ª e Iª corazzata tedesche puntanti a sud-est. Abilissima è stata la manovra in ritirata chi ha consentito alle unità sovietiche nella battaglia in corso di sfuggire ad accerchiamenti che sembravano inevitabili. Il comando ed i comandi di unità hanno quindi su questo fronte e sino ad oggi funzionato e funzionato bene. Egregiamente quelli dei corpi dei minori reparti. La recente apparizione dei commissari politici, la cui autorità pare vada assumendo proporzioni sempre maggiori - superiori certamente a quelli del passato -, ed il cui numero pare vada aumentando, è tornata però fortunatamente a costituire un elemento di disgregazione che distrugge praticamente l'unità di comando, poiché sminuisce il senso della responsabilità - suddividendola e facendola soprattutto temere -, che crea un'atmosfera di sospetti e di odii, un pesante ingombro di sovrastrutture e di interferenze esiziali all'azione dei capi. Il servizio informazioni, malgrado le non lievi difficoltà, ha funzionato relativamente bene. Il Quartier Generale, malgrado i suoi molteplici spostamenti, è sempre stato oggetto di bombardamenti; i più importanti contrattacchi sono stati sferrati contro le unità rumene che, per essere di mobilitazione, hanno una minor coesione delle altre. I trasporti, malgrado le pessime condizioni delle strade, peggiorate dal persistere delle piogge e dalla solerte azione degli Stukas, hanno assolto bene il loro compito, sia nella prima fase della guerra in cui l'esodo delle truppe e del materiale dalla Bucovina e dalla Bessarabia si è effettuato ordinatamente e totalitariamente; sia nella seconda, caratterizzata dalla mobilità delle masse operanti in azioni controffensive ed in ritirata.
COMANDI.
Per quanto l'inatteso inizio delle ostilità abbia completamente sorpreso il comando sovietico - (Chisinau, Cernauti, Kiew, Nikolajew ed Odessa completamente illuminate durante la prima notte di guerra stanno a dimostrarlo) - non si può non riconoscere che la reazione dei vari comandi sia stata pronta ed efficace. Gli attacchi delle truppe tedesco-romene hanno incontrato, là dove era stato deciso di abbandonare il territorio, seri ostacoli all'avanzata nell'azione abile, elastica, mobilissima ed ostinata delle retroguardie prevalentemente motorizzate e corazzate operanti in ritirata a colpi di sonda sul fronte i più frequentemente sui fianchi. Resistenza accanitissima laddove non si doveva cedere di un passo: nel ristretto campo tattico contrattacchi ripetuti, efficaci, provenienti da direzioni diverse spesso impreviste, condotti con perizia ed ardimento. Nel quadro più ampio di gruppi di grandi unità azioni di masse motorizzate armonicamente operanti nel tempo e nello spazio e nelle direzioni più opportune redditizie. Nella prima fase della battaglia che va dal 22 Giugno al 15 Luglio il comando sovietico è riuscito a sgombrare ordinatamente la Bucovina e la Bessarabia settentrionale, subendo poche perdite ed infliggendole all'attaccante. Scarsissimo il numero dei prigionieri - (dal quale si debbono naturalmente escludere i bessarabiani levati in massa dai sovietici ed anelanti quindi a congiungersi con la patria). Praticamente nullo il bottino di guerra. Nella seconda fase della grande battaglia iniziata all'alba del 16 luglio è tuttora in pieno seppur contrastato sviluppo, (chi ha portato allo sfondamento della linea Stalin fra Moghilew e Jampol ed alla riconquista di tutta la Bessarabia), il comando sovietico ha operato con metodo, energia e soprattutto con calma: alla resistenza sul Dniester al contrattacchi reiterati per contenere e ridurre le teste di ponte, hanno fatto seguito i contrattacchi sui fianchi delle colonne ormai in piena azione verso il Bug, malgrado la minaccia sempre più vicina delle armate 17ª e Iª corazzata tedesche puntanti a sud-est. Abilissima è stata la manovra in ritirata chi ha consentito alle unità sovietiche nella battaglia in corso di sfuggire ad accerchiamenti che sembravano inevitabili. Il comando ed i comandi di unità hanno quindi su questo fronte e sino ad oggi funzionato e funzionato bene. Egregiamente quelli dei corpi dei minori reparti. La recente apparizione dei commissari politici, la cui autorità pare vada assumendo proporzioni sempre maggiori - superiori certamente a quelli del passato -, ed il cui numero pare vada aumentando, è tornata però fortunatamente a costituire un elemento di disgregazione che distrugge praticamente l'unità di comando, poiché sminuisce il senso della responsabilità - suddividendola e facendola soprattutto temere -, che crea un'atmosfera di sospetti e di odii, un pesante ingombro di sovrastrutture e di interferenze esiziali all'azione dei capi. Il servizio informazioni, malgrado le non lievi difficoltà, ha funzionato relativamente bene. Il Quartier Generale, malgrado i suoi molteplici spostamenti, è sempre stato oggetto di bombardamenti; i più importanti contrattacchi sono stati sferrati contro le unità rumene che, per essere di mobilitazione, hanno una minor coesione delle altre. I trasporti, malgrado le pessime condizioni delle strade, peggiorate dal persistere delle piogge e dalla solerte azione degli Stukas, hanno assolto bene il loro compito, sia nella prima fase della guerra in cui l'esodo delle truppe e del materiale dalla Bucovina e dalla Bessarabia si è effettuato ordinatamente e totalitariamente; sia nella seconda, caratterizzata dalla mobilità delle masse operanti in azioni controffensive ed in ritirata.
giovedì 26 febbraio 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 17
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"La 31a inizia le scarpinate - Al 50° il solito alt".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"La 31a inizia le scarpinate - Al 50° il solito alt".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 1
DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - PRIMA PARTE.
PREMESSA.
Riassumo le mie personali osservazioni e quella raccolta al Quartier Generale durante questo primo mese di guerra: - premetto che si tratta di appunti frammentari; - che si riferiscono esclusivamente al fronte romeno (in corrispondenza del quale, salvo una divisione motomeccanizzata romena, hanno operato solamente unità di fanteria, da montagna e di cavalleria); - che concernono essenzialmente il ristretto campo tattico; - che non rappresentano che la affrettata e disorganica raccolta quelle notizie che possono riuscire di qualche utilità al nostro Corpo di spedizione.
MORALE DELLE TRUPPE E DEI QUADRI.
Per quanto concerne disciplina, mordente, coesione, cioè a dire morale, non v’è dubbio che il comportamento delle truppe e dei quadri sovietici abbia costituito una sorpresa per colore che, ingannati da una propaganda che non sta a me di giudicare, oltre a giurare che il regime sovietico sarebbe crollato al primo rovescio, erano persuasi dell'incapacità delle truppe e degli ufficiali dell'armata rossa. Mi riferisco a quanto scrissi a Mosca nel 1939 in una monografia avente per titolo “Alla ribalta: il colosso dalla testa d'argilla”. Della gioventù sovietica - e l'U.R.S.S. può armare oltre a una decina di milioni di uomini - quella che Stalin ha buttato in prima schiera, in questa gigantesca battaglia, rappresenta il fiore e per prestanza e perfida altezza. E la gioventù sovietica che da 20 anni assorbe il verbo comunista attraverso una martellante intelligentissima propaganda, perché non conosce quanto accade oltre i confini dell'U.R.S.S. e non può quindi trovare termini di paragone all'infuori del proprio passato in cui le condizioni di vita materiale ed essenzialmente morali della massa operaia e contadina erano inferiori a quelle create dal regime staliniano, è per Stalin. Distrutti gli altari, alle vecchie icone la gioventù ha sostituito l’effige del dittatore, alle vecchie liturgie il credo comunista. In nome del quale oggi si batte e muore. Per questo ideale muore e per la patria: che Stalin, comprendendo quanto potessero riuscire astrusi per la gran massa i nuovi dogmi, da qualche anno a questi ha affiancato direi quasi fuso l'ideale della patria, i cui confini e la cui stessa concezione erano stati idealmente aboliti dalla terza internazionale. La truppa si è dunque battuta e si batte ancora in terra ed in cielo onorevolmente. Centri di resistenza soverchiati oltrepassati continuano a lottare sino all'ultimo uomo, sino all'ultima cartuccia: con fanatismo. Frequenti i suicidi per sottrarsi alla prigionia. Si sono verificati - a quanto si assicura - di casematte nelle quali i difensori sono stati rinchiusi dall'esterno, di opere nelle quali i commissari politici che imponevano la lotta sino alla morte sono stati fucilati. Non contesto la veridicità di questa affermazione. Sarebbe comunque imprudente a mio subordinato parere trarre troppo facili illazioni da questi episodi sporadici. Sta di fatto che ha tutto oggi sul fronte rumeno si sono arresi solo quei reparti - reparti non unità - cui la rapida cronometrica manovra tedesca non aveva lasciata altra via di scampo. Malgrado la schiacciante superiorità della caccia tedesca, che unitamente alla D.C.A. abbatte sistematicamente la metà od i ¾ delle formazioni attaccanti, gli aviatori sovietici continuano a buttarsi allo sbaraglio in condizioni tali in cui le possibilità di poter far ritorno sono praticamente inesistenti.
PREMESSA.
Riassumo le mie personali osservazioni e quella raccolta al Quartier Generale durante questo primo mese di guerra: - premetto che si tratta di appunti frammentari; - che si riferiscono esclusivamente al fronte romeno (in corrispondenza del quale, salvo una divisione motomeccanizzata romena, hanno operato solamente unità di fanteria, da montagna e di cavalleria); - che concernono essenzialmente il ristretto campo tattico; - che non rappresentano che la affrettata e disorganica raccolta quelle notizie che possono riuscire di qualche utilità al nostro Corpo di spedizione.
MORALE DELLE TRUPPE E DEI QUADRI.
Per quanto concerne disciplina, mordente, coesione, cioè a dire morale, non v’è dubbio che il comportamento delle truppe e dei quadri sovietici abbia costituito una sorpresa per colore che, ingannati da una propaganda che non sta a me di giudicare, oltre a giurare che il regime sovietico sarebbe crollato al primo rovescio, erano persuasi dell'incapacità delle truppe e degli ufficiali dell'armata rossa. Mi riferisco a quanto scrissi a Mosca nel 1939 in una monografia avente per titolo “Alla ribalta: il colosso dalla testa d'argilla”. Della gioventù sovietica - e l'U.R.S.S. può armare oltre a una decina di milioni di uomini - quella che Stalin ha buttato in prima schiera, in questa gigantesca battaglia, rappresenta il fiore e per prestanza e perfida altezza. E la gioventù sovietica che da 20 anni assorbe il verbo comunista attraverso una martellante intelligentissima propaganda, perché non conosce quanto accade oltre i confini dell'U.R.S.S. e non può quindi trovare termini di paragone all'infuori del proprio passato in cui le condizioni di vita materiale ed essenzialmente morali della massa operaia e contadina erano inferiori a quelle create dal regime staliniano, è per Stalin. Distrutti gli altari, alle vecchie icone la gioventù ha sostituito l’effige del dittatore, alle vecchie liturgie il credo comunista. In nome del quale oggi si batte e muore. Per questo ideale muore e per la patria: che Stalin, comprendendo quanto potessero riuscire astrusi per la gran massa i nuovi dogmi, da qualche anno a questi ha affiancato direi quasi fuso l'ideale della patria, i cui confini e la cui stessa concezione erano stati idealmente aboliti dalla terza internazionale. La truppa si è dunque battuta e si batte ancora in terra ed in cielo onorevolmente. Centri di resistenza soverchiati oltrepassati continuano a lottare sino all'ultimo uomo, sino all'ultima cartuccia: con fanatismo. Frequenti i suicidi per sottrarsi alla prigionia. Si sono verificati - a quanto si assicura - di casematte nelle quali i difensori sono stati rinchiusi dall'esterno, di opere nelle quali i commissari politici che imponevano la lotta sino alla morte sono stati fucilati. Non contesto la veridicità di questa affermazione. Sarebbe comunque imprudente a mio subordinato parere trarre troppo facili illazioni da questi episodi sporadici. Sta di fatto che ha tutto oggi sul fronte rumeno si sono arresi solo quei reparti - reparti non unità - cui la rapida cronometrica manovra tedesca non aveva lasciata altra via di scampo. Malgrado la schiacciante superiorità della caccia tedesca, che unitamente alla D.C.A. abbatte sistematicamente la metà od i ¾ delle formazioni attaccanti, gli aviatori sovietici continuano a buttarsi allo sbaraglio in condizioni tali in cui le possibilità di poter far ritorno sono praticamente inesistenti.
sabato 21 febbraio 2026
Le fotografie di Carlo Mezzena, 16
Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.
"Vagoni italiani distrutti dall'opera dei partigiani".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
"Vagoni italiani distrutti dall'opera dei partigiani".
Ritorna all'Archivio fotografico Sottotenente Carlo Mezzena.
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