venerdì 26 dicembre 2025

Viaggio a Stalingrado

Ogni viaggio in Russia dal 2011 al 2020 è sempre stato preceduto da una fase di studio attenta e dettagliata per visitare quei luoghi con consapevolezza e assoluto rispetto per tutti i soldati presenti. Uno dei prossimi viaggi o il prossimo viaggio sarà a STALINGRADO e le località della sacca in cui fu accerchiata la Sesta Armata tedesca, e non solo, per settimane fino al completo annientamento. Fra gli "insaccati" vorrei ricordare anche i 77 autieri italiani che trasportavano i rifornimenti per conto dei tedeschi; di questi a fine guerra solo tre tornarono in Italia dalla prigionia. Mi aspettano oltre 3000 pagine di studio sull'opera che forse meglio di tutte racconta l'epopea della battaglia di STALINGRADO.

giovedì 25 dicembre 2025

Storia di Ermenegildo

Natale 2025. Ermenegildo, alpino morto in Russia nel 1943. Presto vi racconterò la sua storia e quella della sua famiglia.

martedì 23 dicembre 2025

Storia di Italo

Il tenente Italo Mondini era un ragazzone atletico, esuberante. Quando i russi avevano sfondato aveva cercato di sfuggire la cattura con un ufficiale della Luftwaffe. Sulla pista di un piccolo aeroporto c'era, perfettamente efficiente, un Messerschmitt.

Di soppiatto i due vanno, nottetempo, a fare il pieno del serbatoio, pompando a mano la benzina per non fare rumore. Si era alzato un vento molesto e violento da rovesciare i bidoni di benzina vuoti. Lo sbatacchiare dei fusti era stato sufficiente per insospettire i militari sovietici che presidiavano il campo di aviazione. I riflettori fecero presto ad accendersi spazzando il campo. Niente! Quando le luci stavano per spegnersi, il pilota tedesco rannicchiato nella carlinga dove si era rifugiato con Mondini, alzo la testa. Un riverbero del metallo dell'aquila tedesca del berretto li perse. Arrivarono i russi, armi in pugno a catturarli: piombo per il pilota, scarica di botte per l'ufficiale italiano.

Inizia il calvario per il giovane ufficiale. Come Mondini si comportò e morì lo racconterà l'ufficiale medico Arrigo Fenzi in una lunga lettera inviata alla famiglia dello scomparso: “Fu in un paese presso Kalatsch (fra il Don e Stalingrado) che conobbi per la prima volta e imparai a conoscere, studiare e apprezzare profondamente il povero Italo. Arrivai alla fine del febbraio 1943, dopo quaranta giorni di marce sfibranti attraverso le gelate sconfinate steppe del Don: avevo in tutto ricevuto cinque volte del cibo: poche patate. Ero ridotto ormai, come gli altri, uno scheletro ancora vivente (e ciò detto senza esagerazioni retoriche. Sono alto un metro e ottanta e pesavo quaranta chili). Non potevo più marciare, fui fatto entrare nel cosiddetto “teatrino”, una sala dove erano raccolte alcune centinaia di prigionieri di tutte le nazionalità in attesa di morire. Lì si svolgevano scene a paragone delle quali l'inferno dantesco è un'oasi di pace”.

“Lì vidi entrare un giovane ufficiale italiano, ancora in discrete condizioni che ci fosse che ci disse che faceva il medico e che lavorava anche in un forno. Era Italo Mondini, alto, simpatico, viso forte e ben tagliato. Si presentò. La notte torno e a quei pochi italiani che erano in quella bolgia impazzita e urlante, ove si sono viste scene indescrivibili, venne a portare ciascuno un pezzo di pane che, a rischio della vita, aveva rubato per noi al forno”.

“Gli altri ricevevano solo una ciotola di acqua calda al giorno. Tornò ogni giorno, venne anche con bende medicinali a medicarsi i piedi piegati e congelati e sempre ci portava qualcosa da mangiare e un'affettuosa parola di incoraggiamento”.

“Ogni giorno veniva nel teatrino un energumeno, un ungherese virgola che si divertiva a battere a pugni qua e là chi gli capitava sotto tutti eravamo così estremamente deboli e lui così forte che nessuno poteva neppure tentare di opporsigli”.

“Lo dicemmo a Mondini, il nostro protettore, il padre di noi italiani, il nostro nume tutelare. L'effetto non si fece mancare: ricordo esattamente l'ingresso nella bolgia urlante mentre l'ungherese faceva la consueta ripassata quando quello viene addosso a noi italiani e ne cominciò a picchiare una a morte, Italo avanzo deciso e lo colpì così duramente che lo stese al suolo dove giacque per diversi minuti. Quando l'ungherese si riebbe Italo gli disse che guai a lui se toccava ancora gli italiani”.

“Avrebbe potuto godere di una situazione di privilegio, senza rischiare niente, ma la sua anima generosa, il suo altruismo, il suo prepotente bisogno di dare tutto se stesso per il bene degli altri, lo spinse a ricercare e ad assistere alcune centinaia di prigionieri italiani che stavano morendo di fame e di tifo in un campo vicino. Così un giorno, scortato dai russi si recava a piedi nell'altro campo, ove in una miseria e in abbandono infernale vivevano questi nostri miseri compagni di sciagura e ogni giorno cinquanta-cento terminavano la loro sofferenza”.

“Una triste sera Italo si sentì male: tifo petecchiale. Il 16 o 17 marzo fummo caricati su vagoni merci, cinquanta per vagone piccolo, ottanta-cento per quelli grandi e trasportati in Siberia. Lui potei averlo sul mio vagone. Lo assistei come potevo, senza medicinali, a volte senza acqua, come eravamo lasciati. Tre giorni più tardi, dopo una dura lotta con il male, la sua forte e giovane esistenza venne stroncata”.

A Italo Mondini venne assegnata la medaglia d'argento alla memoria: la moglie professoressa Maria Luisa Puelli doveva morire il 13 maggio 1944 in seguito a un bombardamento aereo.

N.B. non esiste una fotografia di Italo o almeno io non l'ho trovata... ma me lo sono immaginato un po' così come lo vedete in questa immagine di un alpino anch'esso partito per la Russia...

I giorni e le ore di Arbusowka

Pensando alla Campagna di Russia inevitabilmente si va al ripiegamento del Corpo di Armata Alpino ed alla battaglia di Nikolajewka. Ma in realtà e dal punto di vista delle perdite per il nostro ARMIR, Arbusowka e la "valle della morte" detengono il triste primato, seppur in più giorni di durissimi combattimenti, e precisamene dalla mattina del 21 dicembre alla notte del 24 dicembre 1942.

I numeri... su circa 25.000 italiani presenti e delle Divisioni di Fanteria Pasubio e Torino, delle Legioni Tagliamento e Montebello delle CC.NN., di altri reparti di Corpo d'Armata, ben 20.500 furono i morti, i prigionieri ed i feriti; solo 4.500 uomini, oltre ad un certo numero di tedeschi della 298a Divisione di Fanteria germanica, riuscirono a sfondare verso la successiva località di Tscherkowo.

Arbusowka era ed è un villaggio che scorre da nord a sud in una "valle", ma non una valle come ci immaginiamo noi abituati alle Alpi e agli Appennini; le alture ad est e ad ovest raggiungono 100 o 150 metri di quota rispetto alle isbe e sono fondamentalmente delle larghe colline. Quando i reparti italo-tedeschi entrarono ad Arbusowka e dintorni, la morsa intorno a loro si chiuse definitivamente con le truppe dell'Armata Rossa che da ogni lato procedevano con attacchi e bombardamenti.

Furono ore tremende: nessun riparo, freddo glaciale, morte e distruzione ovunque. Provate ad immaginare cosa voleva dire combattere e sopravvivere in quelle condizioni. Mario Bellini, protagonista di questi fatti suo malgrado, nel bellissimo libro “L’aurora a occidente” ci consente di comprendere in parte cosa vissero i nostri soldati: “Risalii le file stanche e disarticolate della colonna. I bagliori degli enormi falò che bruciavano nell'abitato di Arbusow, nel nero metallico della notte, coloravano di rosa e di arancione la neve compatta di un vasto pianoro, nel quale come un estuario, si immetteva la strada che stavamo percorrendo. Bruciavano le isbe di un agglomerato di case, mentre era in corso uno scontro fra reparti tedeschi che avevano preso posizione sulla sinistra e forze russe già appostate sulla destra. Dalle traiettorie delle traccianti e dalle parabole dei bengala che partivano dalle contrapposte posizioni riuscii a capire che ci trovavamo in una valletta stesa fra due linee di colline”.

“Mentre il fuoco incrociato delle mitragliatrici continuava, piovvero tra le isbe i proiettili dei mortai. Il fragore delle esplosioni si accompagnava al bagliore accecante delle vampe seguito dalle nuvole di fumo acre color antracite. Cominciò la grande mattanza che andò avanti per due giorni. Ogni volta quelle esplosioni facevano volare come stracci i corpi dei colpiti, uccidendoli o martirizzandoli”. “I feriti, con le membra spezzate e mutilate, venivano trascinati via e affidati ai medici che, senza attrezzatura e con scarsissimi materiali, iniziarono, su questa banchina glaciale, un prodigioso impegno che sarebbe andato avanti fino alla notte del 24 dicembre e che alcuni di loro avrebbero proseguito in prigionia, restando a fianco dei loro sventurati pazienti. Tutti i feriti, da quella sera, iniziarono un vero calvario. I più fortunati furono stivati in fredde isbe. La maggior parte rimase all'addiaccio. Venivano addossati alle pareti esterne delle case o ai pagliai, avvolti in coperte. Molti sarebbero morti assiderati”.

“Il mio cervello lavorava febbrilmente mentre osservavo gli elmetti a campana dei russi che dalla collina alla mia destra stavano scendendo verso di noi. Tutta la valle era piena di vampe, di scoppi e di fumo; ciò rendeva difficile scambiare qualche parola. Molti erano già stati afferrati dal panico che, purtroppo, si stava diffondendo”. “In quel momento, soffocato da una massa di gente terrorizzata e pronta a essere macellata, conobbi la paura. Fui afferrato da una specie di ipnosi. Mi spoglia interiormente di ogni cosa, orgoglio, ideali. Mi sentii incapace di ogni scelta, perfino della libertà di movimento. Ero inerte, più che rassegnato; pronto a essere catturato”. “Senza badare al pericolo, percorremmo lo scenario degli innumerevoli scontri di quel giorno. Ci avviammo lentamente lungo il pendio in leggera salita che da Arbusow bassa porta ad Arbusow alta, l’ultima propaggine della quale era in mano al nemico che da qualche centinaio di metri ci osservava senza difficoltà”.

“Arrivammo alle ultime case del primo agglomerato di Arbusow alta. Cominciava a quel punto il tratto di strada che era terra di nessuno. Più avanti si notavano le chiazze bianche delle isbe occupate dai russi. Là era piazzata la mitragliatrice che continuava a lanciare traccianti le cui traiettorie dividevano a metà la vallata”. “Mano a mano che quella notte terribile aveva scandito il suo tempo malvagio, si erano affievoliti i lamenti dei feriti e dei congelati che, non avendo trovato posto al coperto, erano stati collocati in giacigli di paglia addossati alle pareti esterne delle isbe. Quasi tutti erano morti”. “Ero certo che i tedeschi si erano già concentrati nella direzione sud - sud ovest a immediato contatto con il nemico. Non ne vedevo più nessuno sulle strade del paese. Noi italiani avevamo ancora dei reparti della Torino e di camicie nere efficienti a presidio di qualche caposaldo”.

“Verso le 9 si diffuse l’ordine del comando italiano di concentrarsi nella balca Mensinchina, una valletta defilata che si apriva nel pianoro all'inizio del paese di Arbusow. Ci avviammo in quella direzione con la speranza di sfuggire al massacro. Ci allontanavamo, però, dalla linea di contatto con il nemico, dove la colonna sarebbe dovuta penetrare se si fosse aperto un varco”. “Mi ero avviato lungo una balca parallela: era una fenditura incassata con pareti profonde circa 2-3 metri. Vi erano gruppi di soldati seduti in terra, immobili e silenziosi. Chiesi loro se più avanti vi fossero reparti italiani. Mi risposero che c’erano i tedeschi. Avanzai ancora per qualche centinaio di metri e raggiunsi un incrocio nel quale confluiva una fenditura trasversale che proveniva dall’abitato di Arbusow. La balca da me percorsa proseguiva oltre l’incrocio”.

Il flammiere Mario Iacovitti del 1º Battaglione Chimico d'Armata prima e il Carabiniere Giuseppe Plado Mosca appartenente al quartier generale della divisione Torino furono i protagonisti di quelle azioni che hanno sempre quel senso di valore assoluto o forse di disperazione data dalla situazione. A cavallo e con il tricolore in pugno partirono al galoppo in due momenti diversi contro le linee sovietiche per galvanizzare le nostre truppe e forse anche per infondergli coraggio. Iacovitti fu preso prigioniero e rientrò poi nel 1945 in Italia, Plado Mosca fu ucciso durante l'azione; entrambi furono decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare.

MAI DIMENTICARE!

domenica 21 dicembre 2025

Onori a Francesco Iaccino

Mi è stata inviata questa fotografia di un altro caduto in Russia che pubblico molto volentieri a ricordo di questa giovane vita.

Francesco Iaccino di 24 anni, bersagliere del 6° Reggimento della 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta"; deceduto il 28 settembre 1942 e sepolto nel Cimitero Militare di Bachmutkin (coordinate); esumato e consegnato alla famiglia nel 1993.



venerdì 19 dicembre 2025

Speciale Legione Tagliamento - Fotografie 1

SPECIALE LEGIONE CC.NN. TAGLIAMENTO - Le fotografie.

Legionari nella tenda; la fotografia è stata scattata nell'estate del 1941.

giovedì 18 dicembre 2025

Il viaggio del 2016, giorno 2, Quota Pisello

Diario del mio primo viaggio estivo in Russia nel 2016. Giorno 2, 01.08.2016.

Arrivo alla stazione ferroviaria di Rossosch; partenza per la zona di Staraja Kalitva - Nova Kalitva per visitare la famosa “Quota Pisello”; successiva visita della località di Orobinskij per esplorare la zona dove è stato distrutto il XV Battaglione CC.NN. Leonessa.

La famosa "Quota Pisello" con il monumento dedicato ai caduti sovietici dell'inverno 1942-1943.





martedì 16 dicembre 2025

16 dicembre 1942, l'inizio

Il giorno in cui tutto ebbe inizio... 16 dicembre 1942!

All'alba del 16 dicembre oltre duemilacinquecento bocche da fuoco iniziavano la «preparazione» contro le posizioni tenute dal II Corpo d'Armata italiano. Su di esse, malgrado il logoramento subito nelle giornate precedenti, le forze della difesa, affermano i sovietici, «opposero accanita resistenza e spesso passarono al contrattacco. Per completare lo sfondamento della difesa tattica fu necessario far intervenire sin dal primo giorno i Corpi corazzati. Questo fatto determinò la riduzione della loro efficienza combattiva per le successive azioni in profondità. Alla fine della giornata, le forze della 6a Armata erano avanzate di quattro - cinque chilometri e quelle della 1a Armata Guardie di due - tre chilometri» rispettivamente contro la Divisione Cosseria e contro la Divisione Ravenna. La grande forza di penetrazione del dispositivo d'attacco portava lo scontro ravvicinato sulle postazioni dell'artiglieria i cui serventi, insieme con i resti delle unità di fanteria, contennero nella prima giornata l'avanzata dei fucilieri e degli stessi carri armati sovietici.

lunedì 15 dicembre 2025

Ricordi, parte 34

Ogni inverno quando arriva il freddo e arriva dicembre, il pensiero va sempre più forte ed intenso a loro. E va ai miei viaggi, a quei giorni di cammino e di meditazione, dove ognuno di noi era perso nei propri pensieri e nelle proprie emozioni. Riusciremo a tornare ancora? Sono passati ormai 6 anni dall'ultima volta e a noi che ci siamo stati, rimane solo il ricordo... vorrei almeno un'ultima volta poterlo rifare tutto da capo. Dal Don a Nikolajewka, passo dopo passo, nella neve e nel freddo.

domenica 14 dicembre 2025

Il viaggio del 2016, giorno 1, Mosca

Diario del mio primo viaggio estivo in Russia nel 2016. Giorno 1, 31.07.2016.

Partenza del gruppo da Milano Malpensa con volo diretto fino a Mosca Domodedovo; visita orientativa della città; treno notturno dalla stazione ferroviaria Moskva Kazanskaya fino a Rossosch con pernottamento in cuccette da 4 posti.

La Tomba del Milite Ignoto presso il Giardino di Alessandro, immediatamente dietro le mura del Cremlino, sul lato occidentale della Piazza Rossa. Inaugurato nel 1967, custodisce i resti di un soldato sovietico non identificato, caduto nella battaglia di Mosca del 1941. Due soldati montano la guardia in modo cerimoniale e ogni ora avviene il cambio della guardia, in modo molto solenne e preciso.







sabato 13 dicembre 2025

Il viaggio del 2016, giorno 1, Mosca

Diario del mio primo viaggio estivo in Russia nel 2016. Giorno 1, 31.07.2016.

Partenza del gruppo da Milano Malpensa con volo diretto fino a Mosca Domodedovo; visita orientativa della città; treno notturno dalla stazione ferroviaria Moskva Kazanskaya fino a Rossosch con pernottamento in cuccette da 4 posti.

La bellissima Piazza Rossa e il Cremlino.









venerdì 5 dicembre 2025

GIS - Novità Novembre 2025

Le novità di Novembre 2025 del sito GIS Campagna di Russia 1941-1943.

Link del sito GIS https://www.gis-campagna-russia-1941-1943.it

Link della pagina Facebook https://www.facebook.com/groups/campagnadirussiagis

Le località del CSIR e dell'ARMIR.
- Baschilowo / Baschilovo / Bashylivka
- Chaplynka / Tachaplinka
- Gomel / Homel'
- Iljuschewka / Iliusceva
- Juni Kommunar / Yunokomunarivs'k
- Lessnitschanskij / Lissitschanskij / Drozdovo / Werklessinskanskj
- Lugowoi / Lugovoj / Luhove
- Mars
- Michailowka / Mikailowka / Mykhailivka (fotografia)
- Novomoskovs'k
- Tudora
- Wassilkowka / Vasyl'kivka
- Werchnjaja Ssamara / Verchnaia Samara / Verknya Samara

Le operazioni del CSIR.
- Baschilowo / Baschilovo / Bashylivka, Battaglione alpino sciatori "Monte Cervino", 04.1942
- Dnjepropetrowsk / Dniepropetrovsk / Dnipropetrovsk - Novomoskovs'k, 27.08.1941
- Dnjepropetrowsk / Dniepropetrovsk / Dnipropetrovsk - Novomoskovs'k, 28.08.1941
- Dnjepropetrowsk / Dniepropetrovsk / Dnipropetrovsk - Novomoskovs'k, 03.09.1941
- Kriwoj Rog / Kryvyj Rih, aeroporto, 26.08.1941
- Kriwoj Rog / Kryvyj Rih, aeroporto, 09.1941
- Kriwoj Rog / Kryvyj Rih, aeroporto, 30-31.08.1941
- Kriwoj Rog / Kryvyj Rih, aeroporto, 12.09.1941
- Lugowoi / Lugovoj / Luhove, Battaglione alpino sciatori "Monte Cervino", 04.1942
- Petrikowka / Petrykivka - Chaplynka / Tachaplinka, 15.09.1941
- Tudora, aeroporto, 12.08.1941
- Werchnjaja Ssamara / Verchnaia Samara / Verknya Samara, Battaglione alpino sciatori "Monte Cervino", 04.1942
- La zona di operazione del Battaglione alpino sciatori "Monte Cervino", 04.1942 (mappa)

Il ripiegamento del Corpo d'Armata Alpino.
- Divisione Alpina "Julia", colonna Ufficiali Budau, Vitalesta, Prisco e Fossati, ripiegamento 22-26.01.1943
- Divisione Alpina "Julia", colonna Ufficiali Budau, Vitalesta, Prisco e Fossati, ripiegamento 26-27.01.1943
- Divisione Alpina "Julia", colonna Ufficiali Budau, Vitalesta, Prisco e Fossati, ripiegamento 27.01-01.02.1943
- Divisione Alpina "Julia", 8° Reggimento Alpini, 21.01.1943
- Achtyrka / Ahtyrka / Ochtyrka, Divisione Alpina "Julia", 10-12.02.1943
- Annowka / Annovka / Aleynikovo, Divisione Alpina "Julia", 18.01.1943
- Bessarab, Divisione Alpina "Julia", 29-30.01.1943
- Bolsche Troizkoje / Bolshetroitskoye, Divisione Alpina "Julia", 30.01.1943
- Dektjarnaja / Dechtjarnaja / Degtjarnaja / Degtyarnoye, Divisione Alpina "Julia", 23-24.01.1943
- Golubaja Kriniza / Golubaya Krinitsa, Divisione Alpina "Julia", 20.12.1942
- Gomel / Homel', Divisione Alpina "Julia", 12.03.1943
- Iljuschewka / Iliusceva, Divisione Alpina "Julia", 19.12.1942
- Lessnitschanskij / Lissitschanskij / Drozdovo / Werklessinskanskj, 20-21.01.1943
- Lessnitschanskij / Lissitschanskij / Drozdovo / Werklessinskanskj, memoriale (fotografia)
- Mars, Divisione Alpina "Julia", 17-19.01.1943

Ospedali, campi di prigionia e cimiteri.
- Filonowo / Filonovo, cimitero con 160 caduti (fotografia)
- Gadiusche / Gadjutschje / Gadyuchye / Svoboda, cimitero (fotografia)
- Gorlowka / Horlivka, cimitero I con 44 caduti (fotografia)
- Woroschilowgrad / Lugansk, cimitero italo-tedesco con 225 caduti (fotografia)

Sono tornato da Arnaldo Sgarbi

Cimitero di Bondanello (MN)... ormai nessuno viene più da lui... una volta all'anno ci passo io.

giovedì 4 dicembre 2025

Il viaggio del 2013, Selenyj Jar e il quadrivio

Trekking 2013 lungo il percorso della ritirata del Corpo d'Armata Alpino in Russia nel gennaio 1943, dal Don a Nikolajewka; nella zona del quadrivio di Selenyj Yar.

Il viaggio del 2013, Selenyj Jar e il quadrivio

Trekking 2013 lungo il percorso della ritirata del Corpo d'Armata Alpino in Russia nel gennaio 1943, dal Don a Nikolajewka; nella zona del quadrivio di Selenyj Yar.

Il viaggio del 2013, Selenyj Jar e il quadrivio

Trekking 2013 lungo il percorso della ritirata del Corpo d'Armata Alpino in Russia nel gennaio 1943, dal Don a Nikolajewka; nella zona del quadrivio di Selenyj Yar.

Ricompense - 35° Corpo d'Armata - Q.Generale

Ricompense al Valor Militare attribuite per le operazioni sul Fronte Russo, a cura di Carlo Vicentini, fonte UNIRR.

MOVM - Medaglia d'Oro al Valor Militare, MAVM - Medaglia d'Argento al Valor Militare, MBVM - Medaglia di Bronzo al Valor Militare, MOVM - Medaglia d'Oro al Valor Militare, CGVM - Croce di Guerra al Valor Militare.

35° CORPO D'ARMATA - QUARTIER GENERALE.
MOVM Sottotenente FERRARI Tranquillo alla memoria
MAVM Generale PERROD Paolo
MAVM Colonnello BELLINI Mario
MAVM Tenente Colonnello CONTI Federico
MAVM Tenente Colonnello SEVERINO Luigi
MAVM Capitano BORRUTO Antonio
MAVM Capitano COMPAGNUCCI Carlo
MAVM Capitano CUCINO Andre
MAVM Capitano LUPO Giuseppe
MAVM Tenente MARZARI Gino
MAVM Tenente PALERMO Raffaele
MAVM Tenente SERAFINI Carlo
MAVM Sottotenente FERRARI Alessandro
MAVM Sottotenente FILACCHIONI Mario
MAVM sergente BERGAMINI Gino
MAVM soldato PAGANI Angelo
MBVM Colonnello FERRARA Dante
MBVM Colonnello GENNERO Giovanni
MBVM Colonnello VARGAS Gaetano
MBVM Tenente Colonnello BIANCHI Ugo
MBVM Tenente Colonnello CONTI Federico
MBVM Tenente Colonnello SEVERINO Luigi
MBVM Maggiore CAMPANELLA Francesco
MBVM Maggiore SIANO Francesco
MBVM Maggiore TOMASELLI Francesco
MBVM Capitano ACACIA Emilio
MBVM Capitano ARRIGHI Giovanni
MBVM Capitano BERTORA Giuseppe
MBVM Capitano CUCINO Andrea
MBVM Capitano FONTANESI Evaldo
MBVM Capitano MASSI Ernesto
MBVM Capitano SARACCHI Aldo
MBVM Capitano TEDESCHI Giuseppe
MBVM Tenente BUCARELLI Giovanni
MBVM Tenente DI BLASIO Eugenio
MBVM Tenente MALAVASI Corrado
MBVM Tenente MORANDINI Alberto
MBVM Tenente cappellano ZANINI Achille
MBVM Sottotenente DI PIERRO Giuseppe
MBVM Sottotenente FAVALE Enrico
MBVM Sottotenente MATTEUCCI Marcello
MBVM Sottotenente RUGOLO Enzo
MBVM Sottotenente SARTORELLO Luigi
MBVM sergente maggiore RIZZATI Bruno
MBVM sergente BERTI Spartaco
MBVM sergente CALDERONI Giulio
MBVM sergente ROSSI Rinaldo
MBVM caporal maggiore FRULLINI Vittorio
MBVM caporal maggiore GALLETTI Paolo
MBVM caporal maggiore GAUDIANI Massimo
MBVM soldato BATTEL Luigi
MBVM soldato CODAZZI Raimondo
MBVM soldato GALVANI Emilio
MBVM soldato MIGLIORINI Pellegrino
MBVM soldato MONTANARI Rino alla memoria
MBVM soldato PALOSCHI Mario
MBVM soldato PICELLO Pasquale
MBVM soldato ROMANO Paolo
MBVM soldato SCOTTI Angelo
MBVM soldato VILLA Felice
CGVM Tenente Colonnello BIANCHI Ugo
CGVM Maggiore BARBARA Giuseppe
CGVM Maggiore BUONONATO G.Battìsta
CGVM Maggiore CARUSO Giacinto
CGVM Maggiore CONTU Giuliano
CGVM Maggiore DINALI LEONI Leone
CGVM Capitano BERTONI Francesco
CGVM Capitano CARMENINI Michele
CGVM Capitano DI CORRADO Vito
CGVM Capitano MASSI Ernesto
CGVM Tenente DE CINDIO Vero
CGVM Tenente GRAMIGNANI Marcello
CGVM Tenente MALAVASI Corrado
CGVM Tenente VACCARI Riccardo
CGVM Sottotenente FERRARI Tranquillo
CGVM Sottotenente TAZZA Agostino
CGVM Sottotenente VEGEZZI Augusto
CGVM sergente maggiore CERIANI Emilio
CGVM sergente maggiore CIARCIA' Michele
CGVM sergente maggiore MILANI Tisone
CGVM sergente BERTOCCHI Giovanni
CGVM sergente CASAROSA Gusmano
CGVM sergente DE AMICIS Osvaldo
CGVM sergente DEL BO Adalberto
CGVM sergente FRULLINI Oreste
CGVM sergente MAESTRONI Luigi
CGVM sergente NEGRI Ferdinando
CGVM sergente PEDROGLIO Cesare
CGVM caporal maggiore BOSCHETTI Primildo
CGVM caporal maggiore BOTTA Giuseppe
CGVM caporal maggiore LOMBATTI Giuseppe
CGVM caporal maggiore PAVARANI Bonfiglio
CGVM caporale CAPRA Antonio
CGVM caporale SANTORO Francesco
CGVM caporale SORZE Marzio
CGVM caporale STEFANI Antonio
CGVM caporale VERTUA Francesco
CGVM soldato CAMPANA Giacomo
CGVM soldato DOSSENA Gianni
CGVM soldato PANNERI Pasquale
CGVM soldato POPPA Trento

mercoledì 3 dicembre 2025

Le fotografie di Carlo Mezzena, 14

Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.

"Si caricano i viveri".

martedì 2 dicembre 2025

Le fotografie di Carlo Mezzena, 13

Le fotografie di Carlo Mezzena, Sottotenente della 31ª Batteria del Gruppo Bergamo, Divisione Alpina Tridentina. Ogni fotografia è stata recuperata dalla precedente pubblicazione dell'intero album e trattata con l'intelligenza artificiale per renderla più nitida e dettagliata.

"Bombardamento aereo".

lunedì 1 dicembre 2025

Artiglieria - Cannone da 76 mm M1936 (F-22)

Il cannone divisionale sovietico da 76 mm M1936 (F-22) fu un’arma innovativa per l’epoca, ma mostrò limiti operativi durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto nella Campagna di Russia, dove ebbe un destino particolare: molti esemplari furono catturati e riutilizzati dai tedeschi.

CARATTERISTICHE TECNICHE.

Progettista: V. G. Grabin, presso lo stabilimento n. 92 di Gorkij.
Anno di adozione: 1936, produzione tra 1937 e 1939.
Numero costruito: circa 2.932 pezzi.
Peso: 1.620 kg in posizione di tiro; 2.820 kg in movimento.
Calibro: 76,2 mm, con munizioni HE da 6,5 kg e AP da 6,3 kg.
Cadenza di tiro: fino a 12–15 colpi al minuto.
Gittata massima: circa 14 km.
Elevazione: da -5° a +75°, con ampio settore di tiro (60°).
Caratteristica “semi-universale”: concepito per colpire bersagli terrestri, carri armati e persino aerei, anche se l’impiego antiaereo si rivelò poco efficace.

IMPIEGO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

Fu il cannone divisionale standard dell’Armata Rossa fino all’arrivo del più moderno ZiS-3.
Durante l’Operazione Barbarossa (1941), molti F-22 furono catturati dalla Wehrmacht, che li modificò e li impiegò come cannoni anticarro sotto la denominazione 7,62 cm PaK 36(r).
In Russia, il pezzo si dimostrò potente contro i carri tedeschi dei primi anni di guerra, ma era pesante e poco maneggevole per le esigenze di un’arma divisionale.
La sua versatilità non fu pienamente sfruttata: l’idea di un cannone “universale” si rivelò troppo ambiziosa per la tecnologia dell’epoca.

CURIOSITA' E DETTAGLI.

Presentazione a Stalin: i prototipi furono mostrati personalmente a Stalin nel 1935, segno dell’importanza attribuita al progetto.
Riutilizzo tedesco: i cannoni catturati furono adattati con munizioni più potenti e impiegati con grande efficacia contro i carri sovietici T-34 e KV-1.
Uso internazionale: alcuni esemplari finirono anche in Finlandia e in altri paesi, come bottino di guerra.
Transizione rapida: già dal 1942 il F-22 fu progressivamente sostituito dal più leggero e pratico 76 mm ZiS-3, che divenne l’artiglieria divisionale standard dell’Armata Rossa.

CONCLUSIONI.

Il 76 mm F-22 fu un cannone ambizioso, concepito come arma “universale”, ma troppo pesante e complesso per il ruolo divisionale. In Russia ebbe un destino singolare: da arma dell’Armata Rossa a strumento nelle mani della Wehrmacht, che lo trasformò in un temibile anticarro. Rimane un esempio di come le innovazioni teoriche possano scontrarsi con la realtà operativa della guerra.

domenica 30 novembre 2025

Artiglieria - Obice 10.5 cm leFH 18

Il 10.5 cm leFH 18 fu l’obice divisionale standard della Wehrmacht nella Seconda guerra mondiale, impiegato massicciamente anche sul fronte orientale, inclusa la Campagna di Russia.

CARATTERISTICHE TECNICHE.

Origine: progettato da Rheinmetall-Borsig tra il 1929 e il 1930, entrato in servizio nel 1935.
Calibro: 105 mm, con proiettili da circa 14,8 kg.
Peso: 1.955–1.985 kg, quindi relativamente pesante per un obice “leggero”.
Gittata massima: circa 12.325 metri.
Cadenza di tiro: circa 5 colpi al minuto.
Velocità alla volata: 470–540 m/s, a seconda delle versioni.
Elevazione: da -5° a +42°, con angolo di tiro fino a 60°.

IMPIEGO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

Fu l’artiglieria divisionale standard della Wehrmacht, presente in tutte le divisioni di fanteria e spesso anche in reparti corazzati.
In Russia, dal 1941, il leFH 18 ebbe un ruolo cruciale nel fornire supporto di fuoco indiretto contro fanteria e posizioni fortificate.
La sua potenza era adeguata contro trincee e postazioni, ma meno efficace contro i carri sovietici, per i quali si ricorreva ad artiglieria anticarro dedicata.
Durante la Battaglia di Stalingrado e la ritirata del 1943, molti pezzi furono persi o catturati dall’Armata Rossa, che li riutilizzò.

CURIOSITA' E DETTAGLI.

Produzione enorme: ne furono costruiti oltre 11.800 esemplari.
Per alleggerirlo e semplificarne la produzione, nel 1942–43 nacque la versione leFH 18/40, montata su affusto del cannone anticarro PaK 40.
Alcuni furono adattati su semoventi improvvisati, come il Geschützwagen Lorraine Schlepper (f), per seguire meglio le Panzerdivisionen.
In Russia, la Wehrmacht dovette spesso trainarlo con cavalli: un singolo pezzo richiedeva sei cavalli e un grande limber per munizioni e equipaggiamento.
Esportato anche a paesi alleati come Ungheria, Finlandia e Romania: in Finlandia era noto come 105 H 33.

CONCLUSIONI.

Il 10.5 cm leFH 18 rappresentò la spina dorsale dell’artiglieria tedesca: robusto, preciso e con buona gittata, ma logisticamente pesante. In Russia fu onnipresente, spesso trainato da cavalli in condizioni proibitive, e rimase in servizio fino al 1945. La sua longevità e diffusione lo rendono uno dei simboli dell’artiglieria divisionale della Wehrmacht.

sabato 29 novembre 2025

Artiglieria - Cannone da 75/27 Mod. 11

Il Cannone da 75/27 Mod. 11 fu uno dei pezzi più diffusi del Regio Esercito, impiegato anche nella Campagna di Russia, dove si rivelò tanto versatile quanto ormai superato rispetto alle artiglierie moderne.

CARATTERISTICHE TECNICHE.

Origine: progettato nel 1911 dalla Vickers-Terni, derivato dal modello francese Déport.
Calibro: 75 mm, con proiettili da 5,2–6,5 kg.
Cadenza di tiro: 5–6 colpi al minuto.
Gittata massima: circa 8.350 metri.
Peso: 1.076 kg, facilmente trasportabile su ruote.
Versatilità: usato come artiglieria da campagna, ma anche in ruoli improvvisati contraerei e, con munizioni speciali, controcarro.

IMPIEGO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

Fu ancora largamente in servizio nel 1940-43, nonostante fosse già considerato obsoleto.
In Russia, i reparti italiani del CSIR e dell’ARMIR lo utilizzarono come arma standard di artiglieria divisionale.
La sua leggerezza lo rendeva adatto al trasporto su terreni difficili, ma la scarsa potenza contro i carri sovietici T-34 ne limitava l’efficacia.
In condizioni estreme, come la ritirata sul Don (gennaio 1943), molti pezzi furono abbandonati o distrutti per non cadere in mano nemica.

CURIOSITA' E DETTAGLI.

Alcuni 75/27 furono montati su camion FIAT-SPA T.L.37, creando gli “autocannoni”, che però non risultano essere utilizzati sul fronte russo.
La rigatura della canna era sinistrorsa a 28 righe, un dettaglio tecnico insolito per l’epoca.
Nonostante la sua età, il pezzo rimase in servizio fino al 1950, segno della sua robustezza e affidabilità.
In Russia, i soldati italiani lo chiamavano spesso “il vecchio 75”, riconoscendone la fedeltà ma anche i limiti contro un nemico tecnologicamente superiore.

venerdì 28 novembre 2025

Le fotografie di Mario Bagnasco, 71

Le fotografie di Mario Bagnasco, Primo Capo Squadra o Capo Squadra della Legione CC.NN. "Valle Scrivia".

"Cantoniere fortificate lungo la linea fortificata verso Gomel".

Ritorna all'Archivio fotografico CC.NN. Mario Bagnasco.

giovedì 27 novembre 2025

Le fotografie di Mario Bagnasco, 70

Le fotografie di Mario Bagnasco, Primo Capo Squadra o Capo Squadra della Legione CC.NN. "Valle Scrivia".

"Il maltempo non ci piega, si continuano le fortificazioni".

Ritorna all'Archivio fotografico CC.NN. Mario Bagnasco.

domenica 23 novembre 2025

Operazione Urano

19 novembre 1942... scatta l'Operazione Urano con obiettivo l'accerchiamento della Sesta Armata tedesca a Stalingrando. 23 novembre 1942... le tenaglie sovietiche si incontrano a Kalač sul Don e l'accerchiamento è completato. Inizia anche da questa operazione la tragica fine delle nostre divisioni schierate sul Don.

giovedì 20 novembre 2025

I caduti di Monno (BS)

Come indicato in precedenza, sabato 15 novembre a Monno (BS) ho tenuto la prima conferenza della stagione sulla Campagna di Russia. Monno è un piccolo e bel paese della Val Camonica che conta circa 500 abitanti... in sala c'erano circa 70-80 persone! Fra queste una coppia di signori che si occupano di scrivere dei libri sui caduti di Monno delle due guerre mondiali. Da loro ho avuto notizie dettagliate sui caduti della Campagna di Russia, nati o residenti a Monno...

1 Minelli Giacomo, alpino, disperso il 06.01.1943
2 Andreoli Enrico, alpino, disperso il 24.01.1943
3 Pietroboni Albino, alpino, morto in prigionia il 31.03.1943
4 Pietroboni Giacomo, fante, disperso il 31.01.1943
5 Antonioli Davide, alpino, morto in prigionia il 24.07.1943
6 Mossini Bortoli, fante, disperso il 22.01.1943
7 Ghensi Vittorio, alpino, disperso il 26.01.1943
8 Cicci Paolo, fante, caduto il 11.01.1943

Di questi nostri soldati riporto la scheda con tutte le notizie; a loro è dedicata la serata, a loro va il mio perenne ricordo.















mercoledì 19 novembre 2025

GIS Campagna di Russia è un sito!

Il progetto GIS Campagna di Russia si evolve e diventa un sito vero e proprio che potete trovare al seguente link https://www.gis-campagna-russia-1941-1943.it/ come sempre gratuito e consultabile da parte di tutti.

mercoledì 12 novembre 2025

I fratelli Martini

Da un gentile signore che segue la pagina Facebook, mi viene segnalata questa via a Piovene Rocchette in provincia di Vicenza.

Sono dunque andato a verificare la storia di questi due sfortunati fratelli: Roberto di 20 anni del 9* Reggimento Alpini della Divisione Alpina "Julia", caduto a Novo Postojalowka e ivi sepolto in una fossa comune il 19 gennaio 1943 e Carlo di 28 anni del 3° Reggimento Artiglieria Alpina sempre della Divisione Alpina "Julia", disperso in località non nota il 20 gennaio 1943.

Perdere un figlio era ed è già una disgrazia, ma due a distanza di un giorno...





sabato 8 novembre 2025

Le mappe dello CSIR e dell'ARMIR 25

Le mappe delle operazioni del CSIR e dell'ARMIR dal giugno 1941 all'ottobre 1942 - La battaglia di Serafimowic - Le operazioni del 2-3 agosto 1942.

venerdì 7 novembre 2025

Le mappe dello CSIR e dell'ARMIR 24

Le mappe delle operazioni del CSIR e dell'ARMIR dal giugno 1941 all'ottobre 1942 - La battaglia di Serafimowic - Le operazioni del 31 luglio - 1 agosto 1942.

giovedì 6 novembre 2025

Le fotografie di Mario Bagnasco, 69

Le fotografie di Mario Bagnasco, Primo Capo Squadra o Capo Squadra della Legione CC.NN. "Valle Scrivia".

P.S. i carri sono Panzer III tedeschi.

Ritorna all'Archivio fotografico CC.NN. Mario Bagnasco.

mercoledì 5 novembre 2025