DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - SETTIMA PARTE.
AVIAZIONE.
Generalizzando si può affermare che, come quello dell’artiglieria campale, l’impiego dell’aviazione non è stato né organico né razionale: e ciò sin dai primi giorni della campagna, allorché il comando sovietico, malgrado la falcidia del primo attacco di sorpresa e di quelli successivi, disponeva ancora di una massa almeno tripla di quella rimasta oggi in efficienza. L’aeronautica rossa ha dimostrato di non possedere una dottrina di guerra; l’alto comando come pure quelli delle grandi unità, sono stati assolutamente impari al loro compito. Impiego a spizzico, azioni scucite mancanti di genialità e di efficacia, spesso di logica. Rare le azioni che abbiano conseguito risultati concreti. Poche relativamente le azioni notturne: il che sta a dimostrare lo scarso livello di istruzione del personale e la sua affrettata preparazione tecnica. Ardimento e spesso temerarietà da parte degli equipaggi (quasi sempre costituiti da elementi eterogenei). Modestissime le loro qualità tattiche. Mediocri quelle di tiro e manovriere: sia per sfuggire agli attacchi dei caccia, sia all’azione della D.C.A. Per converso tutti i possibili accorgimenti e trucchi per trarre in inganno l’avversario: dalla scelta delle rotte più lunghe e più tortuose per giungere sull’obiettivo da direzioni impreviste, alle più volgari mistificazioni. Spesso di è verificato il caso di apparecchi sovietici che, sfruttando la rassomiglianza della sagoma con taluni similari avversari colorati colla stessa vernice e contraddistinti dai contrassegni tedeschi o romeni, hanno potuto raggiungere gli obiettivi traendo in inganno la difesa. (La più redditizia azione sulla zona petrolifera si è appunto effettuata in queste condizioni). Sfruttando lo stesso sleale trucco, formazioni da caccia hanno potuto avvicinare formazioni alleate ed ottenere qualche successo iniziale. Molto in uso presso l’aeronautica sovietica è pure una speciale colorazione mimetica bicolore ed a disegni irregolari degli apparecchi che ricorda quella impiegata dalle navi.
a) Ricognizione.
La ricognizione, per espletare la quale manca un tipo d’apparecchio veloce ed a lunga autonomia, è effettuata o da vecchi bombardieri a scarsa velocità che operano a grande altezza isolati o in piccole formazioni lanciano talvolta bombe di piccolo calibro e spezzoni, o più frequentemente dalle stesse squadriglie da bombardamento. La ricognizione sovietica, oltreché della radio, fa largo uso di razzi e di fumate. I reparti a terra corrispondono mediante segnalazioni con teli bianchi.
b) Bombardamento.
Le azioni di bombardamento sono generalmente effettuate da grandi altezze e contro obiettivi di vasta superficie. Il tiro è risultato quasi sempre disperso ed impreciso. Le formazioni giungono di preferenza - per non dire sistematicamente - da direzioni inattese e sempre diverse per sorprendere la D.C.A. Mai, come ho premesso, azioni a massa. Le incursioni sono effettuate ad ondate successive e distanziate da formazioni di 3-5 o al massimo 7 apparecchi. Su questo fronte le bombe impiegate - (di cui molto notevole è il percento di quelle inesplose) - non hanno mai superato i 250 kg: sia quelle dirompenti, sia quelle incendiarie. Delle prime, efficaci, il raggio utile d’azione si aggira sui 150 m, delle seconde il rendimento si è dimostrato scarso. Attaccati, i bombardieri sovietici si difendono oltreché colle armi di bordo normali, con petardi che esplodono 100 m dopo il lancio e si sono dimostrati abbastanza efficaci. Spesso, scaricate le bombe, gli apparecchi scendono a bassa quota per agire colla mitragliatrice contro le colonne in marcia. Gli effetti dei bombardamenti sovietici sono stati in complesso scarsi allorché le azioni si sono svolte di giorno, pressoché inutili durante le incursioni notturne. La D.C.A. e la caccia hanno sempre aperte larghe brecce nelle formazioni attaccanti: più di una volta si è dato il caso che neppure un apparecchio abbia potuto far ritorno alla propria base.

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