DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - NONA E ULTIMA PARTE.
CONCLUSIONE.
(Se mai conclusioni si possono trarre allorché una battaglia - la più gigantesca che la storia ricordi - è ancora in pieno sviluppo). I punti fermi essenziali assodati in questo primo mese di campagna sul fronte romeno (ripeto: esclusivamente sul fronte romeno) sono i seguenti: - l’azione del comando sovietico e dei comandi di grandi unità è stata più agile e razionale di quanto non si prevedesse; - i comandanti dei minori reparti hanno dimostrato di possedere ottima preparazione tattica e ascendete sui loro dipendenti; - l’esperienza fatta in Finlandia è stata sfruttata largamente ed intelligentemente; - il comportamento dei quadri e della truppa è stato sino ad oggi buono malgrado la serie continua delle battaglie perdute. (Altri eserciti di ben più larga fama hanno capitolato in più breve tempo e dopo lotte assai meno cruente). Ciò non esclude che, continuando con lo stesso ritmo i colpi di maglio delle armate tedesche - ai quali quanto prima si uniranno quelli inferti dal nostro magnifico Corpo di spedizione in Russia - un collasso possa verificarsi. Sull’imminenza di questo collasso tuttavia i due anni passati a Mosca mi inducono ad essere alquanto scettico; - l’impiego della motorizzazione, fatto su vastissima scala, è stato razionale: ha consentito rapide manovre di masse e ripiegamenti effettuati spesso in condizioni particolarmente difficili; - se l’aviazione e l’artiglieria - esclusa quella contraerea - sono state impiegate in modo irrazionale, la fanteria e le unità corazzate hanno saputo, nelle situazioni più disperate, manovrare razionalmente. L’esercito sovietico quindi si batte e sa battersi, la gioventù di Stalin sa morire. Alla vigilia dell’entrata in azione delle nostra truppe, che affiancate ancora una volta a quelle tedesche, lottando eroicamente per un ideale di giustizia, sapranno vincere anche questa aspra e gigantesca battaglia, si riaffaccia alla mia mente una domanda che più di una volta ufficiali romeni - (che certo meglio di me sanno quante vite già abbia loro costato questa campagna) - dopo aver scorso le vistose intestazioni di alcuni giornali, mi hanno rivolta: “Ma perché si continua a dipingere l’esercito sovietico come una armata di inetti, incapace di battersi, anelante solo alla fuga, alla controrivoluzione, allorché qui per avanzare si lotta, per vincere si muore?”.
Quartier Generale, 22 luglio 1941.
Il Regio Addetto Militare Colonnello Corrado Valfré di Bonzo

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