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giovedì 5 marzo 2026

Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 8

DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - OTTAVA PARTE.

AVIAZIONE.
c) Caccia e Assalto.
La caccia sovietica è (e meglio forse sarebbe ormai dire era) molto vigile, date le rapide e sempre tempestive segnalazioni dei posti ascolto. Usa di preferenza formazioni di 3 - 5 aeroplani che attaccano di sorpresa gli apparecchi isolati o le formazioni nemiche che, in seguito al tiro della difesa, hanno perso la loro compattezza. Non attacca mai le formazioni da bombardamento o da ricognizione allorché queste sono scortate. (Il miglior metodo per sfuggire alla caccia è quindi quello di procedere sempre scortati e di mantenere soprattutto la compattezza della formazione). Attacca di preferenza alle spalle o da sotto in su, aprendo il fuoco alle medie ed alle piccole distanze. Gli attacchi sono in genere singoli: eccezionalmente l’azione di più caccia persegue cioè lo stesso obiettivo. Fallito l’attacco del primo, entra immediatamente in campo il secondo e quindi il terzo. Mentre l’azione del primo apparecchio è in atto, gli altri della stessa o di altre formazioni fanno intanto la ronda attorno agli apparecchi attaccati, per intercettare la loro fuga. Raramente - salvo in caso di assoluta necessità - a vittoria conseguita gli apparecchi rinnovano l’attacco. Il cacciatore sfugge quasi sempre al combattimento, anche se il duello è singolo. Spesso, fallito l’obiettivo, il pilota simula la fuga: per riprendere quota e ritentare l’attacco. Nei combattimenti in cui entrano in giuoco molte unità, generalmente alcuni apparecchi sovietici evoluiscono in modo da attirare l’avversario: per dar modi ai cacciatori che volano a quota superiore di agire in picchiata di sorpresa. La caccia sovietica fa largo uso di proiettili traccianti. Spesso nelle azioni di assalto i piloti hanno dato prova, più che di temerarietà, di incoscienza. Su questo fronte hanno compiuto numerose imprese votate alla sicura catastrofe scendendo isolati a meno di 50 m a mitragliare apparecchi sul campo, fanteria, postazioni di artiglieria mentre la caccia alleata già aveva iniziata la sua azione. Ma anche in questo campo tattico nel quale indiscutibilmente più attiva è apparsa l’aviazione sovietica, mai azioni razionali, ondate successive, ma azioni sporadiche: spesso eroiche, ma quasi sempre vane. I disastrosi effetti dell’azione audace, precisa e martellante degli Stukas e della D.C.A. si fanno di giorno in giorno più palesi. Il potenziale dell’aeronautica sovietica, in tutte le sue specialità, diminuisce con progressione geometrica. In questi giorni ad esempio, in cui è ancora in atto la crisi del passaggio del Dniester ed in cui conseguentemente sull’una e sull’altra sponda si addensano lunghe colonne, l’azione aerea sovietica è stata praticamente nulla. E la caccia si va facendo sempre meno attiva. L’impiego dei paracadutisti - lo sport nazionale sovietico - ha costituito una sorpresa negativa. Malgrado i luminosi esempi di razionale impiego a massa forniti dalla Germania, malgrado l’enorme numero di paracadutisti di cui dispone l’U.R.S.S., sino ad oggi, su questo fronte, anche questa specialità è stata impiegata a spizzico ed essenzialmente per compiti di sabotaggio ed informativo. In genere gli elementi lanciati col paracadute appartengono alle regioni in cui debbono operare. Per quanto concerne la Romania si può tuttavia affermare che, malgrado l’aiuto di qualche elemento ebraico, pochissimi sono a tutto oggi i paracadutisti che hanno potuto sfuggire alla cattura: e ciò anche mercé alla vigile e generosa collaborazione della popolazione civile. Non è tuttavia soverchia misura di prudenza quella di vigilare sui depositi di munizioni, di carburante e sui campi di aviazione.

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