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lunedì 2 marzo 2026

Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 5

DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - QUINTA PARTE.

IMPIEGO TATTICO DELLE VARIE ARMI.
Carri armati e autoblindo.
Sul fronte romeno sono stati impiegati esclusivamente carri di piccolo e medio tonnellaggio: da 7 a 20 tonnellate. Il loro impiego, sempre razionale e tempestivo, è stato - salvo casi eccezionali - quello classico, cioè a dire massa (masse tuttavia non comparabili a quelle tedesche). Gli ufficiali carristi hanno dimostrato ardimento e ottime qualità manovriere. La manovra preferita è quella che ricerca il fianco del nemico. Nel primo periodo della campagna in corso talune teste di ponte romene sono state attaccate ed annientate esclusivamente da reparti carristi. I grandi contrattacchi nella Bessarabia centrale sono stati tutti preceduti da massicce formazioni carriste, le quali, unitamente a numerosissime autoblindo, manovrando con efficacia, mobilità ed elasticità, hanno assolto intelligentemente il non facile compito di coprire la ritirata oltre il Dniester. Gli Stukas si sono dimostrati il mezzo più efficace per annientarli. È bene tenere presente tuttavia che, anche sotto il pauroso bombardamento di questi sibilanti aerei, le formazioni non si sono sbandate, ma hanno continuato, benché falcidiate, verso il loro obiettivo. I proiettili da 37 e da 47 hanno perforato facilmente la corazzatura e le torrette. Ottima prova hanno dato i proiettili incendiari. In un tiro sperimentale effettuato a Stefanesti contro un carro di medio tonnellaggio catturato, uno speciale proiettile da fucile ha perforato facilmente il blindamento laterale. Il terreno paludoso è esiziale per il carro sovietico. Ho avuto campo di osservarne parecchi - leggeri - immobilizzati, pur non essendovi affondati più di una spanna, in terreni paludosi dai quali altri carri in analoghe condizioni si sarebbero potuti facilmente disimpastoiare. Il materiale corazzato sovietico non può reggere neppure ad un lontano raffronto con quello tedesco in fatto di resistenza, manovrabilità e capacità offensiva. I carri sovietici sono contrassegnati da una fascia bianca, larga circa ½ metro, dipinta sulla parte superiore nel senso della lunghezza. Come le colonne munizioni, i reparti corazzati fanno largo uso di tettoie di paglia o di foraggio per sottrarsi alla visibilità dall’alto.

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