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giovedì 26 febbraio 2026

Appunti di guerra al fronte rumeno - Col. Valfrè 1

DOPO UN MESE DI GUERRA AL FRONTE RUMENO - Appunti del Col. Corrado Valfré di Bonzo, Addetto Militare a Bucarest sui procedimenti tattici sovietici, da “Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)”, Ufficio Storico - Stato Maggiore E.I. - PRIMA PARTE.

PREMESSA.
Riassumo le mie personali osservazioni e quella raccolta al Quartier Generale durante questo primo mese di guerra: - premetto che si tratta di appunti frammentari; - che si riferiscono esclusivamente al fronte romeno (in corrispondenza del quale, salvo una divisione motomeccanizzata romena, hanno operato solamente unità di fanteria, da montagna e di cavalleria); - che concernono essenzialmente il ristretto campo tattico; - che non rappresentano che la affrettata e disorganica raccolta quelle notizie che possono riuscire di qualche utilità al nostro Corpo di spedizione.

MORALE DELLE TRUPPE E DEI QUADRI.
Per quanto concerne disciplina, mordente, coesione, cioè a dire morale, non v’è dubbio che il comportamento delle truppe e dei quadri sovietici abbia costituito una sorpresa per colore che, ingannati da una propaganda che non sta a me di giudicare, oltre a giurare che il regime sovietico sarebbe crollato al primo rovescio, erano persuasi dell'incapacità delle truppe e degli ufficiali dell'armata rossa. Mi riferisco a quanto scrissi a Mosca nel 1939 in una monografia avente per titolo “Alla ribalta: il colosso dalla testa d'argilla”. Della gioventù sovietica - e l'U.R.S.S. può armare oltre a una decina di milioni di uomini - quella che Stalin ha buttato in prima schiera, in questa gigantesca battaglia, rappresenta il fiore e per prestanza e perfida altezza. E la gioventù sovietica che da 20 anni assorbe il verbo comunista attraverso una martellante intelligentissima propaganda, perché non conosce quanto accade oltre i confini dell'U.R.S.S. e non può quindi trovare termini di paragone all'infuori del proprio passato in cui le condizioni di vita materiale ed essenzialmente morali della massa operaia e contadina erano inferiori a quelle create dal regime staliniano, è per Stalin. Distrutti gli altari, alle vecchie icone la gioventù ha sostituito l’effige del dittatore, alle vecchie liturgie il credo comunista. In nome del quale oggi si batte e muore. Per questo ideale muore e per la patria: che Stalin, comprendendo quanto potessero riuscire astrusi per la gran massa i nuovi dogmi, da qualche anno a questi ha affiancato direi quasi fuso l'ideale della patria, i cui confini e la cui stessa concezione erano stati idealmente aboliti dalla terza internazionale. La truppa si è dunque battuta e si batte ancora in terra ed in cielo onorevolmente. Centri di resistenza soverchiati oltrepassati continuano a lottare sino all'ultimo uomo, sino all'ultima cartuccia: con fanatismo. Frequenti i suicidi per sottrarsi alla prigionia. Si sono verificati - a quanto si assicura - di casematte nelle quali i difensori sono stati rinchiusi dall'esterno, di opere nelle quali i commissari politici che imponevano la lotta sino alla morte sono stati fucilati. Non contesto la veridicità di questa affermazione. Sarebbe comunque imprudente a mio subordinato parere trarre troppo facili illazioni da questi episodi sporadici. Sta di fatto che ha tutto oggi sul fronte rumeno si sono arresi solo quei reparti - reparti non unità - cui la rapida cronometrica manovra tedesca non aveva lasciata altra via di scampo. Malgrado la schiacciante superiorità della caccia tedesca, che unitamente alla D.C.A. abbatte sistematicamente la metà od i ¾ delle formazioni attaccanti, gli aviatori sovietici continuano a buttarsi allo sbaraglio in condizioni tali in cui le possibilità di poter far ritorno sono praticamente inesistenti.

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